QualBuonTempo

13 Apr 2022


PROTAGONISTI

Hibakujumoku sono chiamati, in giappone, gli alberi che, esposti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki nel 1945, sono sopravvissuti. Già dopo alcuni mesi, successivi alle esplosioni, alcuni hanno rigermogliato dalle proprie radici o aperto nuove gemme dal tronco. Tra i tanti superstiti un oleandro, che è stato designato fiore ufficiale di Hiroshima per la sua estrema vitalità.

La capacità di sopravvivenza e di rigenerazione delle piante è dovuta alla loro struttura modulare che si è evoluta nel tempo per la necessità di sopravvivere non solo alle catastrofi naturali, ma soprattutto ai predatori presenti nell’habitat.

La Vita è una forza così potente che riesce a reggere lo scontro con altre esterne, forti e improvvise, che la possono investire. Solo se viene meno la motivazione allora s’indebolisce la forza stessa.

A volte il desiderio di vita sembra eclissarsi, ma si tratta spesso di un fenomeno carsico. Le emozioni legate ad eventi dolorosi, come l'acqua, nel tempo hanno scavato un passaggio nella roccia della nostra persona e sono penetrate sempre più in profondità dando origine a grosse gallerie sotterranee ove spesso ci rintaniamo per bisogno di sicurezza, per non sentirci sparsi. Capita che, a poco, a poco, ci si convinca che solo lì ci è dato di vivere, quando il quotidiano si fa pesante.

Dall’esterno possiamo apparire quasi degli automi, insensibili a quanto accade, rinunciatari, ma può divenire solo il tempo della cova, dove l’universo ci rigenera, ci ridona la forza per una nuova nascita.   

Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo,
sboccerai.
Prima di allora
una lunga e fredda notte potrà passare.

Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento[1].

Abitare le stanze dove l’IO si prende cura di sé non è facile, rimanda a uno stare in contatto con le delusioni, con i rifiuti, con gli abbandoni, con i fallimenti, con le ferite. A volte sono giorni di penombra o notte buia quelli che attraversiamo, e può sorgere la tentazione di convincersi di aver fallito, di un non senso della nostra vita. È allora che abbiamo necessità di aiuto per ritrovare il coraggio di uno sguardo che non giudica e non condanna, nemmeno da parte nostra, e ci suggerisce:

“… sii paziente verso quanto ti accade
e curati e amati
senza paragonarti
o voler essere un altro fiore,
perché non esiste fiore migliore di quello
che si apre nella pienezza di ciò che è”
.
[2]

Siamo nati per morire” emergeva da una conversazione con un amico. Frase forte, e che può turbare se penso che è una fine che mi attende. Ma se cambio prospettiva, come mi è stato chiarito, e leggo la Vita come possibilità di rinascita continua avverto che sono chiamata ad una responsabilità verso me stessa, a cogliere il suggerimento di Baden Powell:
“Guida tu stesso la tua canoa,
non contare sull'aiuto degli altri[3].
E da buon esploratore ci offre anche una mappa per rileggere le tappe già vissute, per prendere forza nell’orientarci in quelle da vivere:
“Tu parti dal ruscello della fanciullezza
per un viaggio avventuroso;
di là passi nel fiume dell'adolescenza;
poi sbocchi nell'oceano della virilità
per arrivare al porto che vuoi raggiungere[4].
E mentre ci anticipa che incontreremo degli ostacoli ci rassicura:
“Incontrerai sulla tua rotta
difficoltà e pericoli,
banchi e tempeste.
Ma senza avventura,
la vita sarebbe terribilmente monotona.
Se saprai manovrare con cura,
navigando con lealtà e gioiosa persistenza,
non c'è ragione perché il tuo viaggio
non debba essere un completo successo[5].
Egli stesso ci garantisce la riuscita anche se svantaggiati all’inizio, perché:
“Poco importa
quanto piccolo fosse il ruscello

dal quale un giorno partisti”.[6]

L’inizio è sempre una possibilità, come pure lo sono gli incontri e le perdite nella vita, e anche le riuscite e gli errori, ciò che conta è starci da vivi!

Leggere a ritroso la vita e riconoscere gli esodi vissuti, i passaggi di soglia che intimorivano il nostro cuore, è valutare ogni esperienza riconoscendole valore, è ammettere che tutto ci costruisce, che ogni passo in avanti, e pure quello apparentemente indietro (e scopriremo che non è così!), ci portano verso la nostra realizzazione.

E non è questione di meriti, di premi, e nemmeno di buona volontà, se non quella di accettare di stare anche nella sosta che pare inoperosa, nel vuoto che sembra perdita, nella non comprensione che appare insignificanza, nel dubbio che pare impotenza.

L’abito da assumere è quello dello stupore per le possibilità che inaspettatamente si presenteranno, molto più fantasiose di quanto avremmo programmato noi.

“E quando ciò accadrà,
potrai scoprire
che andavi sognando
di essere un fiore
che aveva da fiorire”
[7].

L’unico impegno chiesto è… scegliere di essere protagonisti della nostra vita.

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[1] Walter Gioia -  Daisaku Ikeda
[2] Idem WG
[3] La strada verso il successo di Baden Powell
[4] Idem BP
[5] Idem BP
[6] Idem BP
[7] Walter Gioia -  Daisaku Ikeda
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(Immagine: Albero della canfora all'interno del Tempio Sanno a Nagasaki - fotografia del 1945 / Il medesimo albero della canfora del Tempio Sanno in una fotografia del 2009. Fonte: Wikipedia Commons).





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