RI-ABITIAMO IL TERRITORIO

La scuola quale laboratorio artigianale delle idee e delle relazioni, è da qui che passa il cambiamento della società?

Nel tempo vissuto nella scuola, avevo la sensazione che fosse uno spazio ampio e per lunghi anni la percepivo aperta al mondo, dialogante con esso, un luogo d’interconnessione tra le famiglie e il territorio.

Mediante le famiglie accoglieva le istanze e le problematicità del luogo e si offriva come spazio in cui riflettere, ricercare alleanze e prospettare soluzioni.

Il territorio si proponeva come aula allargata da esplorare, dove sperimentare la continuità di un dialogo, radicare le conoscenze, e costruire relazioni di attenzione e cura.

La scuola era riconosciuta, inoltre, come mediatrice nell'inserimento delle giovani e nuove famiglie, magari lontane dai paesi d’origine, uno stimolo a conoscere il nuovo ambiente naturale e sociale, a farne parte, a sentirsi parte.

Il territorio si offriva come possibilità: bellissime le corse tra i prati in mezzo all'erba medica, piacevoli le soste sotto gli alberi per un po' di ristoro ed emozionante la scoperta dei piccoli abitanti; appassionante il transito accanto a corsi d'acqua laboratorio di osservazione di un mondo che altrimenti sfuggiva, accogliente l’incontro con le famiglie che lo abitavano.

Uscite, giornaliere o annuali, che, mediante il vissuto di figli e figlie, riportavano le famiglie al contatto con una realtà più naturale.

Negli anni però tutto è diventato più complicato, più complesso: l'ossessione della sicurezza, come un incubo, come paura del “e se succede che...?”, ha reso le uscite quasi impossibili da realizzare. Se prevedono lo spostamento in pullman, all'insegnante è chiesto un carico nell'organizzazione e pure nel garantire che tutto sia a norma che scoraggia. Un’assunzione di responsabilità che non le compete, che la distoglie da quella che è la sua funzione: l'educare e insegnare.

Anche con le famiglie si vive un distacco che non facilita il dialogo. In alcune scuole è attiva quella che io chiamo “la linea Maginot”, con tutto il significato di separazione di una barriera che si propone come tutela alla sicurezza.

Io la chiamerei, piuttosto, paura dell'altro, di colui che non mi permetto di conoscere; paura che ci fa vivere allertati, nel timore di un pericolo che all'improvviso “potrebbe” venire da fuori! E che dire dei possibili pericoli da dentro? Beh, è presto risolto: installiamo le telecamere.

E tutto ciò è comprensibile perché la scuola può essere condizionata dal pensiero dominante della società del tempo in cui opera.

Beh, dopo essere uscita dalla scuola, guardandola da fuori, l’ho proprio vista chiusa da una gabbia che, per proteggere, limita il movimento. Pensate a quando, recuperato un volatile, per curarlo lo si custodisce in uno spazio così esiguo che distendendo le ali rischia di ferirsi!

È quanto accade nel venire meno dello scambio d'aria ossigenata che rigenera il pensiero, perché se è vero che l'altro può essermi pericoloso o io posso essere pericolosa a lui, così è vero che egli/ella sono pure la mia possibilità, entrambi siamo reciproca possibilità di essere sempre nuovi e diversi.

E se veramente c'è un pericolo, esso non viene né da fuori, né da dentro, ma certamente avviene per chi dentro ci sta: con lo scollamento dal territorio, con la produzione e il consumo di pensiero a circuito chiuso, con il rischio di asfissia per la mancata ossigenazione dei rapporti, con l’escalation di conflittualità e di stress che colpisce grandi e piccoli.

Che fare? È possibile uscirne?

Certo, dobbiamo crederlo, e insieme, scuola e famiglia, recuperare lo spazio vitale del territorio, percorrerlo, ascoltarlo, abitarlo, viverlo, farcelo amico ed essergli amici.

La scuola può proporsi come il laboratorio artigianale in cui convivono le varie età, e non fotocopia del mondo industriale che necessita la suddivisione secondo età per meglio garantire le competenze e le prestazioni funzionali alla produzione.

Il ritmo del laboratorio artigianale è più funzionale alla persona, come lo è il ritmo naturale: più rispettoso dei bisogni creativi il primo, rispondente alle necessità esistenziali il secondo.

Il cambiamento può partire dal fermarsi ad ascoltare quanto bambini e ragazzi “portano nel cuore”, e forse ci sorprenderà che i loro bisogni, i loro desideri, i loro sogni, sono pure i nostri: recuperare il nostro essere naturale.

Progettare, pensare insieme, renderà veramente possibile iniziare la costruzione di un mondo secondo il nostro cuore, tentativi certo, nessuno ha la soluzione ottimale in tasca, ma non vale la pena provare?

Ci sono già esperienze a cui ispirarci, ma sta a noi trovare uno stile che ci sia proprio.

Beatrice Aimi, dirigente di Parma, ha coinvolto studenti e studentesse quindicenni e la scuola ha cambiato volto, ma è mutato pure il pensiero e l'ottica con cui si vedono le persone poiché si è fatta spazio di accoglienza.

Si tratta pure che gli/le insegnanti si attivino, si mettano in gioco, come sta accadendo all’Istituto Comprensivo di Sacile (PN), grazie alla dirigente Nadia Poletto, cercando partenariati e collaborazioni, complicità con le famiglie, le amministrazioni, le associazioni diversamente interessate, perché la scuola abiti il territorio e il cambiamento sia reale.

Perché o tutto cambia, o non cambia niente.

Naturalmente con gradualità, con la lentezza della lumaca che col suo piccolo passo copre lunghe distanze (G. Zavalloni, La pedagogia della lumaca), ma bisogna partire. Perché tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, ma c’è di mezzo il cominciare, ci ricorda Pierluigi Ricci.

L'immobilismo è rinuncia che le nuove generazioni ci riconosceranno e che loro pagheranno molto caro.

Per sostenere un cambio di paradigma, l’Associazione Maestro Dino Zanella propone la riflessione sulla scuola outdoor con il Seminario “La scuola fuori porta. Porta fuori la scuola”, a Sacile sabato 9 novembre 2019, presso la Scuola Primaria “Vittorino da Feltre”. Sono invitati genitori, insegnanti, educatori e amministratori.

A esso farà seguito sabato 16 novembre il laboratorio per insegnanti “Libri selvatici. Laboratorio in natura” con Simone Baracetti dell’Associazione 0432 (UD). 

Per informazioni e iscrizioni consultare il sito dell’Associazione AMDZ.

Foto di copertina gentilmente concessa da Bimbisvegli. L'esperienza sarà presto su La Effe - Sky.






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