QualBuonTempo

19 Dic 2018


RIPRENDIAMOCI… IL TEMPO DI CURA!

I desideri di una maestra

“La scuola che cura, parola di preside” è il titolo di un articolo-intervista alla scrittrice e dirigente scolastica Mariapia Veladiano a cura di Chiara Spadaro per Altraeconomia.

L’espressione iniziale mi ha fatto tremare in questo tempo in cui la preoccupazione degli insegnanti sembra essere l’osservare fin dai primi giorni in modo da segnalare tempestivamente le situazioni di disagio per avere un sostegno.

Non voglio qui demonizzare le colleghe e i colleghi, so che cosa significa gestire la complessità dei problemi presenti in una sezione di 28 bambini e bambine, con tutte le eccezionalità che di anno in anno si evidenziano in numero maggiore e con sfaccettature sempre nuove; conosco la solitudine di fronte a situazioni che chiederebbero il mettersi insieme delle forze di famiglia, insegnanti, dirigenti e altre agenzie educative per porre veramente al centro la realizzazione di ciascuna persona, che è ogni bambino e ogni bambina.

Ho vissuto nei miei anni l'entusiasmo e lo scoraggiamento, la sconfitta e la ripartenza; ho colto comprensione dagli occhi, dagli abbracci e dal tocco di una piccola mano; mi sono sentita ascoltata dalle parole di incoraggiamento di M. Sole a 3 anni “Non essere triste maestra, ci siamo noi con te”; mi sono sentita riconosciuta come educatrice nella rosa offerta dalla mamma di Massimiliano e Monica, per dire che condivideva con me l'essere mamma dei suoi figli.

Degli anni di resistenza attiva per mettere in primo piano il diritto di bambini e bambine ad essere tali, di essere riconosciuti come persone originali in crescita, né cloni, né robot, mi abitano ancora oggi i tanti momenti di profonda relazione, di anima che incontra l’anima.

Come dimenticare l’invito a nozze di Fede, innamorato di Stella fin dai 3 anni: “Per te e Michela prenoto un posto in prima fila”, e che rassicura compagne e compagni tutti invitati “E per voi un pulman”?

Allora forse è bene leggere tutta “la parola di una preside”, riportata nell’articolo, per capire il senso vero di quel titolo, per cui la scuola non è pensata come un ospedale che cura (qualcuno afferma che cura i sani e abbandona i malati), ma uno spazio e un tempo in cui la società, mediante le persone preparate allo scopo, si prende cura di Gigi che è diverso da Piera che è diversa da Susy che è diversa da Ryan che è diverso da…, perché la diversità è una costante, non un’eccezione!  L’I CARE di Lorenzo Milani è quanto mai attuale.

Non esistono i bambini, ma i bambini e le bambine; come non esistono le bambine, ma Maria, Katty, Giorgia, Paola, Susy...

Avere cura è offrire a ciascuno la possibilità di mettere in gioco le proprie competenze, che sono molto di più delle attitudini di cui si torna a parlare oggi.

Le competenze sono abilità e conoscenze agite in un contesto relazionale fortemente motivante. Abilità quale patrimonio personale e conoscenze frutto di una cultura familiare e territoriale che si traducono in azioni concrete per me e per gli altri, con una forte motivazione che mi rende protagonista e corresponsabile nella società, con un riconoscimento che mi viene dato e che a mia volta dò.

Ecco allora che acquista senso la scelta di Mariapia Veladiano, dirigente e scrittrice, di contestare la reggenza di un secondo istituto a 60 chilometri in montagna. L’Istituto Boscardin, che già conduce a Vicenza, è frequentato da 1320 studenti, e comprende un liceo artistico a 5 indirizzi e uno tecnico con due indirizzi, oltre ad altri numerosi laboratori.

“Ma come – dirà a qualcuno – oltre le insegnanti anche i dirigenti scolastici ora non hanno più voglia di lavorare?”

Eh, no, qui sta la novità!

Mariapia Veladiano ha voglia di lavorare e lo dichiara in modo significativo nel saluto di inizio anno 2018[2] indirizzato ai suoi studenti: “A scuola costruiamo una comunità educativa giorno dopo giorno”, ma per far questo, continua nell’intervista, è necessario che lei come dirigente possa essere a scuola fisicamente (e non vale pure per tutti gli attori della scuola?!?) per conoscere il mondo della scuola, seguire la didattica, aprirsi al dibattito. “Alcuni aspetti non sono delegabili ad altri da parte di chi ha amore per la scuola. Bisogna essere presenti e trovare, anche nella scuola, il tempo della cura”, entrare nelle dinamiche degli studenti, dialogare con i docenti, relazionarsi con le famiglie, ed “essere presenti anche nelle interconnessioni tra questi mondi”.

Questa è la scuola che vogliamo per i ragazzi e ragazze di oggi, questa è la scuola in cui crediamo, in cui gli adulti si mettono in gioco, dichiarano a voce alta che è tempo di cambiare, e che è possibile cambiare.

E chi si alza in piedi va sostenuto, non va lasciato solo.

Basta con i brontolii, con le critiche sterili, facciamo rete, facciamo emergere che una scuola nuova sta cercando vie per nascere, una scuola in cui Anna, Mohamed, Francoise, André e Piulì hanno diritto di esserci, in cui i colori e le sfumature della pelle sono quotidiane occasioni per fare esperienza delle tonalità di un mondo che non è altro che un grande prato fiorito.






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