SE IL VENTO SOFFIA

Lo senti quando arriva. È un po' “come d'autunno sugli alberi le foglie” [1]: sentono che devono lasciare, che è ora di lasciarsi andare.

Non spariranno del tutto, anche se la paura è reale, ritorneranno trasformate, saranno altro.

Saranno molto di più: saranno erba su cui distendersi e ammirare il cielo, steli alti che offrono riparo ai piccoli abitanti del prato, saranno humus che rende viva la terra, saranno fiori da donare, frutti da mangiare; ma saranno talmente impegnate a essere da scordarsi ciò che erano prima: non avranno memoria della tristezza provata al distacco.

Così è pure per me, per te, talmente attaccati a ciò che siamo, aggrappati all'immagine che abbiamo di noi stessi e che gli altri hanno di noi, da temere quando soffia il vento dell'andare che ci invita a metterci in moto, leggeri nel procedere, nell'andare oltre.

È un vento delicato, che ci sfiora delicatamente come la voce di una mamma quando ci sveglia al mattino, che ci sussurra un messaggio di due parole: “È ora!”  

Ma che fatica ascoltarlo, lasciare, capire che è tempo di andare: ma perché… ma come, sto così bene… sono arrivata… ho realizzato… sono parte di… ho la mia storia, i miei agganci.

Gradatamente il vento aumenta la sua intensità e diventa l'irrequieto vento del nord che ci prospetta città ancora da visitare, amici bisognosi da scoprire, battaglie da combattere [2] e aggiunge una parola e una virgola: “È ora, andiamo!”

In quell’andiamo perentorio c'è “Alzati, mettiti in moto, avanti, leggi i segnali”, e nelle sue spire che ci lanciano in avanti sono nascoste, come negli abbracci, le parole che ognuno vorrebbe sentire: “Io ci sono, ci sarò sempre, non ti preoccupare!”

“Ma dai, ancora un po'… ma ti pare il caso… come posso lasciare la fatica di tanti anni, le conquiste, le mete raggiunte”, sono le parole che allora risuonano in noi.

Ed è a quel punto che il vento cessa di parlare e agisce: diventa turbine che ti smuove, tromba d'aria che ti avvolge e ti sradica, tsunami che ti toglie gli appoggi che ti sei costruita e che si rivelano meno solidi di quanto pensavi, superati, e ormai inservibili per la te stessa che sei diventata.

Tu non te ne sei accorta, nel desiderio di sicurezza, ma lui lo sapeva che avevi bisogno di altro, che il tempo si era compiuto.

E quello che non hai fatto prima, lo fai ora. Un po' ammaccata, solo con l’essenziale, anche un po' sola, a volte tanto sola, t’incammini verso il luogo dove saresti potuto andare con calma, se non ti fossi aggrappata a una Terra che ti offre di trovare la tua stabilità nel percorrerla, in un cammino che inizia e finisce con la tua stessa esistenza!

Grazie vento, non conosco il tuo volto che muta di volta in volta, né il tuo nome che posso intuire solo dopo che sei passato. A volte sei violento, ma con gli anni ho capito… sei un amico sincero!

Mi avverti e mi sussurri, mi solleciti, mi strappi e mi scagli, mi sollevi e mi depositi dolcemente, mi fletti, ma mai mi spezzi.

Il tuo è un gesto di cura che mi fa capire quanto io sia preziosa, di quanto l'umanità lo sia nel suo particolare che è ogni persona e nella sua totalità.

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[1] G. Ungaretti
[2] Dal film "Chocolat"

 






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