SELVATICO IO?!? (I)

Parte I: Il diritto a perdersi

Credo sia la prima reazione a sentir parlare di selvatichezza.

Già mi par di vedere le facce al leggere l’articolo di ottobre sul diritto a cadere, a sbucciarci le ginocchia, a sguazzare in una pozzanghera… ed ora questo… “No, è troppo!” dirà qualcuno.

Beh, io, bambina, ricordo giornate a sguazzare nell’acqua del Ruio alla ricerca di “marsonet”[1] o di “calierin”[2], come pure ore e ore a girare tra i canneti lungo le sue rive per cercare le canne adatte a costruire “flauti”, con delicate incisioni dell’immancabile “britoeta”[3].

Ricordo mattine d’estate a seguir farfalle, a catturare “pinasoe” sui noccioli per cantare una filastrocca accarezzandole con il desiderio che aprissero le ali e volassero via, oppure le api che succhiavano nei fiori delle siepi d’ibisco per poi osservarle dentro un vaso di vetro… e alla fine liberarle.

Mi vedo ancora camminare scalza sull’erba, sui sassi, a correre veloce in gare in cui solo il sorriso e il cuore che scoppiava dall’emozione erano il premio.

Il diritto alla selvatichezza è diritto a "perdersi nella natura", a costruire un rifugio nei boschi o su di un albero, ad avere canneti o campi di pannocchie in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi per vedere dall’alto il mondo in altra prospettiva, corsi d’acqua da guadare, alberi a cui attingere sorsi di delizie...

È diritto ad avere tempi vuoti da riempire, ma anche materiali per inventare, per costruire, niente di già organizzato, niente di già predisposto per cui basti seguire le istruzioni: la natura è una fonte gratuita ed inesauribile di materiali, di suggerimenti, di sollecitazioni.

Diritto alla selvatichezza è diritto a perdersi in essa! Diritto che non ha come scopo il ritrovarsi, ma proprio il perdersi. Perché “perdersi è bello”, come diceva Antonio Catalano, attore comico, al Convegno “Una risata ci educherà”, per poi scoprirsi nuovi, “altri”!

Anni ’90 alla sc. dell’Infanzia Ponte della Muda: G., F. e M., 3 amici per la pelle, una femmina e due maschi, progettano un viaggio! La mamma di G. scopre nell’armadio della sua bimba una raccolta varia: cibo in scatola, dolci, magliette, giacca pesante, pantaloni, berretto, cartine geografiche… Interrogata, G. comunica “Con M. e F. abbiamo deciso di partire… vogliamo andare al Polo Nord!”

Beh, auguro loro che nel tempo abbiano soddisfatto il desiderio di scoprire il mondo!

È un bisogno naturale, e per questo un diritto, l’andare all’avventura, alla scoperta, alla misura di sé, e permane anche in età maggiore…e avanzata, come dice il poeta Gibran:

“Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima rimanga ad aleggiare nei luoghi
dove una volta giocavamo”.

 

Continua...

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[1] Tipo di pesce
[2] I girini
[3] Coltellino a serramanico presente nelle tasche dei nonni per ogni eventualità pratica, e usato da bambini e bambine pure in un gioco. 





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