SELVATICO IO?!? (II)

Parte II: Il senso di una relazione

Per rispondere al gran bisogno di muoversi di bambini e bambine siamo disposti a passare i pomeriggi trasportandoli da un’attività organizzata all’altra.

Beh, la giornata di bimbi e bimbe è spesso modello di quella di noi adulti: riempita di impegni.  Impegni a cui dobbiamo rispondere e altri che ci prendiamo; nel caso di bimbi e bimbe impegni che servono a noi adulti per tenerli occupati e custoditi.

Sul web gira una vignetta in cui una mamma ricorda al suo bimbo: “Oggi ore 14 hai lezione di inglese, alle 16.00 il doposcuola, alle 18.00 la lezione di musica e alle 20.00 vai a giocare a pallone… qualche dubbio?” … “E a che ora sarò un bambino?” chiede il figlio.

Bambini e bambine, e pure noi adulti, sappiamo dove trovare ciò che ci fa star bene, che ci fa essere noi stessi, ma si adattano… ci adattiamo… a “rinunciarvi”!

Entrambi sappiamo di avere bisogno di un ambiente ricco di stimoli e sfide, ma che ci rispetti [1].

E questo è l’ambiente naturale, una volta garantito perché coincideva con l’ambiente di vita, ma che per le nuove generazioni sta diventando qualcosa di esotico ed estraneo, spesso vissuto come pericoloso.

Passiamo sempre più tempo chiusi in casa, a scuola o al lavoro, meno all'aria aperta… Come dice Richard Louv: «soffriamo del disturbo da deficit di natura, che non è una malattia vera e propria, ma una condizione di vita, un modo di essere»[2].

Ma ancor oggi la natura si propone come spazio accessibile a tutti e in ogni tempo, e come cita Eleonora Vibes: «Se i nostri figli vivono a stretto contatto con la natura, imparando a vedere il mondo direttamente ed esercitando il primo e più importante strumento di autodifesa, che sono le abilità sensoriali, avranno maggiori possibilità di sviluppare le capacità psicologiche di sopravvivenza che li aiuteranno ad individuare il vero pericolo, e sarà di conseguenza meno probabile che vedano pericoli dove non ci sono»[3], con un beneficio anche per la sicurezza personale.

Le esperienze di selvatichezza, inoltre, aiutano a mantenere l’attenzione per gli elementi di piacevolezza che promuovono.

Ne godranno pure la fiducia in se stessi, con il superamento delle paure, per le piccole prove che in natura sono possibili, lo star bene per l’immersione in un contesto di benessere e armonia, con il superamento della rabbia, il piacere di sentirsi parte, che fa superare la tristezza, la coscienza di una relazione di cura reciproca tra la persona e l’ambiente che rimanda ad una responsabilità, ad un rispetto per l’ambiente stesso.

E tutto questo perché l’ambiente, nella sua diversità e ricchezza[4], favorisce un rapporto di conoscenza e di rispetto con noi stessi e con gli altri agito nelle possibilità di movimento e di impresa, dove si può imparare ad autocontrollarsi, a risolvere i problemi, a prendere decisioni, a seguire le regole con “naturalezza”.

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[1] Asilo Bosco Caffarella - Foto di Francesca Lepori - http://www.boscocaffarella.it/   
[2] Richard Louv, "L'ultimo bambino nei boschi. Come riavvicinare i nostri figli alla natura" Ed. Rizzoli, 2006





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