QualBuonTempo

16 Dic 2020


SENTIRE È PIÙ CHE SENTIRE

Non credo che qualcuno nasca cattivo, sono le vicende della vita, il non vedere compreso il proprio dolore, il proprio bisogno, ma soprattutto l'assenza di mediatori, che può incattivire, anche se resta un mistero come, tra mille vicende che segnano, uno sta in piedi, impara a starci, e uno arranca, si piega, crolla!

«L'altro è la mia opportunità di essere umano» afferma S., una saggia donna cui non sono mancate le fatiche nella sua lunga vita.

Non si è arresa, colpita, segnata, piegata, certo, ma continuamente risorge mantenendosi attaccate a una certezza:

«È solo un altro passo da compiere, uno ancora, forse non l'ultimo, ma che mi porta vicina alla metà».

Non sa, dove sia la metà, a volte la intravede, poi le sfugge, ma sa che c'è.

Intanto che va, si riempie il cuore della bellezza dei colori della natura e dell'umanità, gli orecchi delle voci del creato, la bocca dei sapori che dicono attenzione, le mani del calore dell’energia cosmica, il naso delle migliaia di fragranze che riempiono l'aria a ogni stagione. Li raccoglie in sé, come in un grande baule, e, al momento opportuno, quando, appesantita, deve sostare, li “ripassa” uno a uno rivivendo emozioni già vissute. E così riprende cammino, di sosta in sosta, di relazione in relazione.

Tutto, nel suo andare, è novità, per quella sfumatura che lo differenzia dal già noto, dal già vissuto. Per questo, pur “giovane da lungo tempo”, mantiene negli occhi la curiosità alimentata fin da bambina, e si muove leggera per non lasciarsi sfuggire nulla!

Una domanda rivolgo a lei: «S., come sei arrivata qui, dove sei?» e mi metto in ascolto.

«Anch'io, come tutti, da giovane ho consumato i giorni con gli amici. Non c'era orario per me, non c'era attimo vuoto, tutto era saturo dall’andare e venire. Bambina vivevo il tempo giocando con compagne e compagni, adulta lo consumavo tra famiglia, lavoro e impegni vari, e la sosta era una rincorsa a recuperarlo senza mai riuscirci. Consumavo la vita, più che viverla!
Da poco passata la soglia dei quarant’anni ho capito che era finito il tempo della quantità del fare, mi si proponeva all'attenzione la qualità di ciò che vivevo.
È iniziato un lungo cammino di apprendistato, non facile, per gli scivoloni che mi riportavano al fare, del resto un “cambiamento di prospettiva” non è immediato. Con il recupero del mio tempo ho imparato pure l’attenzione a me stessa, cui non ero abituata.
È allora che ho sentito decisivo il ritornare a “sentire”, per poter guardare e abitare la terra vivendo.
Mi muovo lenta, è vero, un po' per l'età, ma anche per non perdermi il filo d'erba di sfumatura più tenue di quelli che gli stanno accanto, il bisbigliare degli uccellini mentre si congedano dal giorno, lo stormire delle fronde alla brezza di primavera, il volo silenzioso delle foglie in autunno, il sorriso complice dei cuccioli d’uomo!

In fondo, la vita è densa come un tempo, ma di emozioni e di voci che scaldano il cuore».

Come lei, Alda Merini dà spessore al verbo sentire coinvolgendo tutti i sensi, l’intero corpo, a percepire suoni, odori, sapori, emozioni, sensazioni [1]:

Mi piace il verbo sentire…
Sentire il rumore del mare,
sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia
che ti bagna le labbra,
sentire una penna
che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami,
sentirne la voce
e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni,
ci si sdraia sulla schiena del mondo
e si sente….

«Ti senti sola qualche volta, S.?»

Lei ride anche con gli occhi: «Certo, come tutti! Mi capita soprattutto quando incontro nell'altro o nell'altra la me stessa di un tempo, allora mi sento diversa, perché l'altro mi riporta alla mia natura frammentata, divisa, sempre mancante e incompleta.

Ma è per breve tempo, poi richiamo a me i tanti io che mi sono compagni nel tempo, ed essi mi ridanno energia. E mi accade anche con amici e amiche carissimi, e pure negli incontri quasi occasionali: ricevo tanto!».

«Grazie S., arrivederci!»

«Grazie a voi, e sentiamoci!».

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[1] Mi piace il verbo sentire, Alda Merini






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