UN’OSPITE INATTESA!

Il cambio di prospettiva

Quando si presenta sulla porta, ospite inaspettata, ti vien voglia di chiudere gli occhi per vietarle l’accesso, di sbatterle violentemente la porta in faccia per impedirle di entrare, ma l'unica soglia che per un momento la trattiene fuori sono i perché che ti nascono nel cuore: “Perché a lui... a lei, perché a me, perché a noi?”

Non ci sono risposte, anche le più specialistiche non sono sufficienti a prendersi cura del cuore che ne rimane sconvolto.

Ti verrebbe da scappare così lontano tanto che il tuo cuore sembra correre al posto delle gambe, hai voglia di rituffarti negli anni di progetti fatti, nei mesi di attesa, di parole sussurrate, di movimenti ascoltati.

La realtà è diversa, inaspettatamente diversa, e non la riconosci perché non ha il volto del tuo… del nostro sogno.

Molto forte è il desiderio di portare indietro le lancette del tempo e vedere di azzerare il tutto per una partenza diversa.

Il frastuono che averti dentro non è ancora facile da accettare, e poi, un giorno, all’improvviso, quella realtà sembra vestirsi di “nuovo”, o meglio sembra “svelarsi”, togliersi il velo che la copre: ha i capelli biondi sbarazzini, due occhi azzurri o marroni che ti cercano, ha due braccia che si tendono verso di te, un sorriso dolcissimo e accattivante.

Ed è allora che, dietro l'ospite indesiderato, intuisci l'ospite atteso, a lungo desiderato, e la corsa che ti portava a scappare lontano diventa ricerca di risposte alle mille domande che nascono nella mente e nel cuore: “Come posso fare? Che cosa devo fare? Chi mi può aiutare?”

Quella creatura sconosciuta che ci ha scelti come genitori, nella lentezza dei giorni, fa di noi il padre e la madre capaci di cogliere e di leggere le necessità di qualcuno diverso da noi solamente perché altro, che chiede di essere accettato/a così com'è. “Ti amo perché sei tu”, suggerisce Andrè Stern in Ecologia dell'infanzia, e non “ti amo, però… se… cambi!”

Quella persona inaspettata diventa il maestro che “allerta i nostri sensori”, ci rende capaci di cogliere occasioni, possibilità, aiuti, laddove prima vedevamo solo montagne insormontabili, vuoto e solitudine.

Un maestro che crea reti di solidarietà, collaborazioni, condivisioni, che ci sostengono nell'assumere le esigenze che col tempo crescono, come cresce l'età della persona che è il nostro bambino.

Certo, a momenti di entusiasmo si alternano altri di scoraggiamento, di ricerca di risultati invisibili, all’energia che pare inesauribile subentra la stanchezza della ripetizione dei gesti e delle parole, ma quel sorriso che un giorno ci ha catturato trova ancora il modo di sollevarci.

Un detto afferma: “Ogni bambino che viene al mondo nasce col suo sacchettino di provviste”, e l’ho visto in C., un frugolo che, appena nato, ha vissuto a lungo in ospedale. Dopo quattro mesi lo incontro a passeggio con il nonno, è il secondo nostro incontro, ma lui non lo può ricordare. Appena ci vediamo mi offre i sorrisi disegnati in sincronia dalla bocca e dagli occhi, anche la pelle ne è illuminata, e, oltre ai suoni che emette (abbondanti per la sua mini età), esprime la gioia dell’incontro anche con il linguaggio dei piedi, tutto il corpo ne è partecipe. Sì, ho avuto la certezza che non solo nel sacchettino ha ciò che serve alla sua Vita, ma ne ha portato in abbondanza pure per noi. 

E noi lo scopriamo ogni giorno, perché questo piccolo maestro ci offre piccole “cose” che però ci fanno capire il suo senso di esistere e la parte fondamentale che lui e lei mettono nella nostra relazione.

Quella che per una cultura basata sul rendimento e sul successo appare un errore, uno scarto, una sfortuna, diventa un tesoretto cui attingere per la nostra famiglia, che assume questa persona con tutto ciò che è.  

Quello che ad altri occhi è un disvalore, un limite, diventa occasione per la famiglia, e posso dire pure per la sezione o la classe a scuola, di essere protagonista della sua storia, dove tutti i membri diventano attori, capaci di creatività, invenzione, costruzione, ciascuno secondo la parte che è affidata dalla Vita.

La famiglia vive in prima persona un'auto educazione assumendo il tempo lento e rispettoso del ritmo della persona, non solo quella del bambino protagonista di questa storia, ma anche di tutti i suoi altri componenti.

Per un giusto equilibrio si condividono momenti, si cercano spazi di tempo per riacquistare energia personale, e anche la coppia cerca condivisioni per ricavare del tempo per se stessa, perché tutti possano uscire arricchiti da questa esperienza.

Nei giorni entrano in casa amici più o meno occasionali, che con la loro varietà offrono un contributo importante, ciascuno per ciò che è e può.

Compaiono strumenti utili a rendere agevole il muoversi di un corpo che avverte l'esigenza di partire alla scoperta del mondo che lo circonda, se ne inventano altri per sostenerlo nel desiderio di partecipare alle attività che normalmente si svolgono nella cucina di casa. 

La necessità rende creativi!

Si recuperano anche i giochi semplici, non elettronici, come risposta naturale alle esigenze di ogni bambino e bambina. Spuntano bambole di pezza… anche in miniatura, compare la scatola dei legnetti per tante costruzioni pronte a crollare ed essere ricostruite. La casa risuona delle note di piccoli strumenti musicali, sommo piacere fin dalla tenera età.

Si costruisce la pista delle macchinette con un pezzo di cartone sagomato, per il gioco che mai sazia; si riempie una scatola di sabbia, dove giocare con personaggi in miniatura e materiali raccolti in natura, per tante avventure... Il giardino ospita una piscina per i giochi d’acqua.

Il bambino e la bambina godono, perché coinvolti, di ogni relazione che i genitori stabiliscono con l’esterno: la scuola dell’infanzia, i gruppi e le associazioni non di parte, e così via.

Relazioni che donano normalità a una storia di vite speciali!

 






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