Alla scoperta dei mulini (I)

Prima tappa: Cison di Valmarino

Viviamo in un territorio caratterizzato in estate da giornate calde, a volte anche afose!

Per cercare un po’ di fresco dove possiamo avventurarci in questi momenti?

Andare alla scoperta dei mulini che si trovano nel territorio, lungo la pedemontana trevigiana, potrebbe essere una risposta. Sono diversi i mulini, alcuni ancora funzionanti, altri diroccati, disseminati nelle nostre colline lungo i torrenti o i corsi d’acqua. La loro ricerca potrà sicuramente portarci in zone fresche e magari regalarci qualche nuova emozione.

Come prima tappa vi propongo la Via dei Mulini a Cison di Valmarino.

La Via dei Mulini è un bel percorso pedonale che inizia dal ponte in pietra denominato Ponte dei Sassi, costruito a monte di Piazza Roma per superare il torrente Rujo, e arriva al Bosco delle Penne Mozze.

L’itinerario si snoda lungo il torrente che, fino all’inizio del secolo scorso, era motore e risorsa delle realtà artigianali di Cison di Valmarino. In questo cammino si potranno vedere vecchi lavatoi ricostruiti, fontane, canalette con diverse chiuse, antichi mulini e i loro resti che servivano per la lavorazione di lana, ferro, legno e farine.

Nel Borgo Capretta Mugnai vi erano due ruote mosse sì dall’acqua del Rujo, ma convogliata fin qui attraverso un piccolo canale artificiale, denominato Rujea, che passava a ridosso delle ruote e con un sistema di piccole chiuse ne permetteva il movimento.

A nord del piccolo borgo sono visibili delle opere idrauliche restaurate che servivano ad alimentare le ruote dei mulini.

Continuando la camminata verso il Bosco delle Penne Mozze, poco distante dal Borgo Capretta, troviamo il Maglio della Maritera. In origine questa era un’antica fucina fatta costruire da Guido VIII Brandolini nel 1692. La ruota era posta sul lato nord del fabbricato, in modo trasversale rispetto alla canaletta costruita per portare l’acqua. Attualmente la costruzione è un’abitazione privata. Una particolarità che si può facilmente notare è che sul muro dell’abitazione è ancora visibile l’anello per legare gli animali in sosta.

Avanzando e scarpinando un po’, si arriva all’antico Mulino Fiorin di Caldenever. Mulino già presente nel Catasto dei Brandolini del 1689 come “Casa da molini con due ruote”. I proprietari erano i Brandolini ma il complesso venne gestito dalla famiglia Fiorin fino alla dismissione avvenuta nel XX secolo.

Il penultimo fabbricato che si può notare percorrendo la Via dei Mulini è l’edificio denominato Fabbrica di Cappelli, attualmente è un rudere. Molto probabilmente questo mulino venne realizzato con la messa in opera della seconda presa del ponte-canale vicino all’ultimo mulino (Cencio Ciae). Interessanti comunque sono tutte le opere di canalizzazione che da monte portano a valle l’acqua nelle canaline e nei ponti costruiti apposta per sostenere le condotte. Con la Grande Guerra il follo venne distrutto da una bomba lanciata dal fiume Piave dall’esercito italiano, che centrò in pieno la costruzione. Non venne mai ricostruito.

Continuando la passeggiata per salire fino al Bosco delle Penne Mozze, si arriva all’ultimo mulino in località San Silvestro, quello di Cencio Ciae. Il Mulino ebbe diversi proprietari fra i quali è possibile ricordare il mugnaio Vincenzo Moret, soprannominato Cencio Ciae. È una delle costruzioni più antiche presenti lungo la Via. Non sappiamo quando venne costruito; sappiamo che funzionò come follo di panni nel corso del Seicento e forse prima del XVII come mulino per macinare il grano.

Arrivati fin qui potete continuare il tragitto ed arrivare al Bosco delle Penne Mozze. La zona regala scorci bellissimi e, tra il sentiero, i piccoli ponti e le passerelle da superare, si trovano anche curiose opere d’arte a sorveglianza dell’ambiente.

Per ritornare a Cison potete ripercorrere il tragitto in senso inverso.










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