Alla scoperta dei mulini (III)

Terza tappa: sul fiume Meschio

Andar per mulini ci porta, questa volta, lungo il Meschio per scoprire qualche itinerario interessante sia dal punto di vista naturalistico sia dal punto di vista storico.  Il comune di Cordignano ha origini antiche ed il suo territorio in parte pianeggiante e in parte collinare ha sempre attratto gli interessi umani.

L’itinerario che proponiamo ci porta a Pinidello, una località ad occidente del capoluogo e, per secoli, attivo centro manifatturiero, grazie alla presenza dei mulini che sfruttavano le acque del Meschio.

Alcuni dati catastali ci ricordano che nel 1825 a Pinidello erano attivi ben sei mulini; di questi, due erano magli per la lavorazione del ferro, due erano al servizio di altrettante segherie, uno era dedito alla lavorazione del marmorino e uno era un mulino da follo per la lavorazione della lana.

L’itinerario potrebbe iniziare nei pressi del Ristorante Carron dove, sulla destra della SP 71, inizia via Fabio Filzi venendo da Cordignano. Imboccata la stradina, che, seppur piccolina, è asfaltata, si prende in direzione nord, e subito i rumori del traffico si attenuano per lasciare spazio ai suoni di un paesaggio rurale dove le Prealpi fanno da sfondo all’ambiente e ai colori tipici delle stagioni. Continuando sulla stradina, appare, sul suo lato destro, l’argine del fiume Meschio. Facile a questo punto incrociare con la vista qualche volatile rappresentante della fauna che in questa zona ha trovato il suo habitat.

Proseguendo con la passeggiata, la strada si discosta un po’ dal fiume e ci porta attraverso un piccolo borgo di case. Al suo margine nord, sulla destra, sono visibili i resti di un fabbricato: un mulino che nel corso della sua attività veniva utilizzato per la lavorazione del marmorino. Sono ancora visibili le opere idrauliche che servivano per incanalare l’acqua del Meschio e spingere la ruota a pale fornendole così l’energia per muovere le pulegge e gli ingranaggi delle macchine.

Oltre il muretto il fiume continua a far sentire la sua presenza e sarà proprio camminando al suo fianco risalendone il corso che, dopo un centinaio di metri, si potrà notare una sorta di bivio, a valle del quale le acque si uniscono in un unico corso.

Camminando vicino al muretto, rimane visibile il canale più stretto con l’acqua di un colore verde intenso e con un minimo di attenzione; sarà abbastanza facile scoprire la presenza delle trote che si muovono con grazia resistendo al flusso dell’acqua corrente.

Proseguendo si arriverà a ridosso della chiesa dedicata a San Rocco dove tra l’altro finisce via Fabio Filzi. Edificata dagli abitanti di Pinidello negli ultimi anni del cinquecento, la chiesa era dedicata al santo invocato per proteggere le persone dalla peste.

La passeggiata continua superando la bella piazzetta ed imboccando via Damiano Chiesa. Curiosando a destra e sinistra, si potranno notare delle costruzioni secolari che potrebbero raccontare storie vincolate alle acque del Meschio e ai suoi mulini. Già a metà della piccola via, sulla destra, in corrispondenza di una passerella in legno, si possono vedere le bocche di uscita di un vecchio mulino che ancora separa le acque del Meschio dando vita a un canale secondario. Sul lato opposto della strada il fabbricato di una vecchia filanda conferma che questo era un borgo vivace e ricco di opifici. Ancora poche decine di metri e proprio dal ponte sul Meschio si potrà capire come potevano essere separate le acque per alimentare i mulini presenti nel borgo e godere del bel panorama che dal borgo spazia fino alle montagne.

Per rientrare al punto di partenza conviene ripetere in senso inverso il percorso.










Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok