Casa-museo “Angiul Sai”: un gioiello nel Comelico

Fra le montagne del vicino Comelico non è strano trovare musei nati per raccontare alla gente non solo il passato degli abitanti di quelle montagne, ma anche il loro presente e perché no, anche il loro futuro. Se è vero che per avere un futuro bisogna sapere vivere il presente e ricordare il passato, la comunità ladina che vive in quelle zone non ha nulla da farsi insegnare a riguardo.
Da pochi anni dopo l’anno Mille si fa strada il sistema delle Regole: una vera e propria istituzione che vede le famiglie originarie del posto, il compito di gestire e amministrare il territorio unitamente con le sue risorse. Eredi di questo “sistema di amministrazione del territorio” sono al momento cinquantacinque regole, di cui cinquantaquattro nel Cadore e una nella provincia di Vicenza.
A testimonianza della tradizione che continua a vivere sono ben dieci i musei e gli spazi culturali dedicati interamente alla storia e alla cultura comelicana. Fra tutti questi, ho avuto il piacere di visitare il Museo Etnografico “Àngiul Sai”.
 
Questa casa-museo, nella regola di Costalta, nasce dalle ceneri di alcuni ambiziosi progetti nati negli anni ’80 per recuperare l’antico patrimonio architettonico del paese (dove sono ancora presenti numerose dimore lignee prima del rifabbrico del XIX° secolo), che nel 1990 hanno visto il primo passo fondamentale per incominciare questo cammino ed ha avuto il suo apice nel 2008, quando è stato inaugurato ufficialmente il museo.
La casa si compone di due piani: al primo si possono visitare il rustico spazio polivalente, l tabiè -fienile in ladino - (diverso ogni anno e curato dagli amici dell’associazione “Amici del Museo di Costalta di Comelico”) e due cànbre da letto essenzialmente e dettagliatamente arredate.
Procedendo verso il pianterreno, si incorre in numerosi esempi di attrezzi e mezzi di trasporto tipici del Comelico, la maggior parte opera dei pazienti associati che offrono spiegazioni complete intrise di quella storia della quale, dalla montagna alla pianura, sentiamo spesso la mancanza.
Esattamente sotto il fienile si trova anche la stalla dove alcune sagome di animali aiutano il visitatore ad immaginarsi l’ambiente durante il ricovero invernale delle bestie. Passata la stalla si può entrare nel corridoio - la lòda -, uno degli ambienti principali di tutta la casa; si può notare infatti la bocca del fòrno da pân, il cui corpo si trova in una delle due stanze attigue, la stùa. Stando ai preziosi racconti delle due guide, era normale che il fumo del forno si espandesse per tutto il corridoio, come provato dalle pareti nere incrostate di fuliggine.
Superato il corridoio si entra nella cèda, la cucina, ove si trova il tradizionale focolare su lastre di pietra. Una delle particolarità di questa stanza è sicuramente il carattere quotidiano che i curatori hanno voluto mantenere e mostrare al pubblico: l’apertura quadrata sul soffitto, lo sfogo per il fumo, pare continui fino alle camere del piano sopra.
Ultima delle stanze della casa-museo è, come detto, la stùa ovvero il tinello. Si trattava dell’unica stanza in cui non entrava fumo e la cui temperatura era piacevole durante tutto l’anno grazie al forno all’esposizione verso sud; era il vero cuore della casa: dove giocavano i bambini, riposavano gli uomini dopo i lavori agricoli, filavano le donne, raccontavano gli anziani e corteggiavano i giovani innamorati.

Sicuramente uno dei musei più interessanti che io abbia mai visto: l’autentica espressione di un paese dalla forte identità culturale in cerca di orecchi per raccontare la sua storia, raccolta e spiegata dagli arzilli amici dell’associazione, sempre in cerca di visitatori interessati e nuove testimonianze da portare ai nostri occhi e alle nostre menti. Sperimentatori e antropologi d’altri tempi, questi signori meritano davvero di essere ascoltati: se la storia è maestra della vita, perché allora non restare ad ascoltarla?

Maggiori informazioni al sito www.casamuseoangiulsai.it, sul profilo facebook della casa-museo o sull’innovativa applicazione costaltApp.






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