Il campanile. Storia e curiosità

Un antico modo di comunicare e di emozionare...
Anticamente le torri servivano a scopo difensivo e seppur in maniera elementare a comunicare. Secondo la tradizione fu il vescovo di Nola, San Paolino (355-431), ad utilizzarle in maniera più efficace dotandole di campane per il richiamo dei fedeli alle adunanze. Facile immaginarne un uso più esteso come mezzo di comunicazione con la popolazione.
Che l’Italia conti più campanili che comuni è una realtà. La questione probabilmente non è da cercare nello spirito degli italiani, quanto nelle condizioni storiche e sociali che ne hanno richiesta la costruzione. La presenza di queste opere architettoniche identifica ed arricchisce i nostri paesi, borghi e località.
Il campanile o torre campanaria è un manufatto architettonico, conosciuto anticamente come turris sacra o torre nolare (Nola).
Normalmente le campane si trovano in una cella, che fa da cassa di risonanza per consentire al suono di diffondersi il più lontano possibile e comunicare il proprio messaggio.
All’inizio i campanili erano poco elevati ma, nel tempo, vennero alzati sempre di più. In Italia hanno un’altezza media di 75 metri, ma molti superano i 100 metri. Nel 1500 Carlo Borromeo vescovo di Milano, in seguito nominato santo, sancì che la costruzione dei campanili doveva essere distaccata dai muri della chiesa e posta in prossimità dell’ingresso, sul lato destro di chi entrava in chiesa. Con il passare del tempo questa prescrizione venne superata.
I campanili tradizionalmente possono avere principalmente due forme: quella a torre e quella a vela, mentre le strutture moderne sono caratterizzate da linee e forme in continua evoluzione.
La forma a torre è molto diffusa, può avere sezione rotonda, quadrata o poligonale. Generalmente sorge distaccata dalla chiesa, ma, come in edifici del centro Europa, può assumere anche la conformazione denominata Westwerk, consistente in due torri simmetriche binate, che formano corpo unico con la parte centrale della facciata della chiesa.
La forma a vela, meno possente e meno presente sui grandi edifici, è molto diffusa in tante chiesette di campagna e in palazzi signorili.
Le componenti edilizie essenziali di un campanile a torre sono:
  • il fusto, che può ergersi su un basamento con lati inclinati o diritti;
  • la cella campanaria più o meno vasta in virtù del numero di campane da accogliere;
  • la cuspide con forme diverse: piana, merlata, conica, piramidale a cupola;
  • gli elementi architettonici strutturali come le guglie, i fori, i marcapiani, le balaustre;
  • gli oggetti decorativi, ovvero statue, lapidi, paraste.
Le componenti del campanile a vela, invece, sono sostanzialmente il prolungamento di un muro verticale di un edificio, che opportunamente costruito, offre alloggiamento a una o più campane. Può essere arricchito di cordoli, tetto, marcapiano, colonne e pinnacoli.
A vela o a torre i campanili ospitano sovente un altro elemento che oggi potremmo definire decorativo ma che fino a un paio di decenni fa rappresentava un elemento indispensabile per la comunicazione: l’orologio.
Quando l’uomo era cacciatore e nomade, il ritmo della sua vita era cadenzato dall’alternarsi del giorno e della notte. Con l’agricoltura, il suo tempo diventa quello dei campi, il tempo necessario per seminare un ortaggio, per farlo crescere e maturare, per raccoglierlo e assaporarlo. Quando comincia a darsi un tempo per il lavoro e un tempo per il divertimento, il cosiddetto otium degli antichi romani, il tempo assume un valore sempre più importante e l’uomo comincia a misurarlo.
Un sistema di misura prevedeva l’utilizzo dello gnomone. Si vede attaccato sui muri di alcune abitazioni dove, assieme al quadrante, costituisce la meridiana. Ma non funzionava ovviamente di notte o nelle giornate nuvolose. Nel Medioevo furono inventati i primi orologi meccanici. Servivano ai monaci e si diffusero nelle città per scandire le ore di lavoro e riposo delle attività artigianali e commerciali. Dovevano, però, essere utilizzabili da quante più persone possibili. Quindi vennero collocati in alto, in quei sistemi di comunicazione primordiali costituiti dai campanili.
E che dire delle campane fisse o a slancio, del loro numero, del loro linguaggio?
Forse il mondo in cui viviamo non è così attento a campane e campanili ma il rischio è quello di perdere un modo di comunicare e di emozionare cuore e mente. Ma se nel vostro andare adotterete la prospettiva del microturista, meraviglia e benessere vi accompagneranno all’udir le loro voci.









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