Storia e Natura - Parte I

...progettare nuove occasioni per utilizzare il tempo in modo costruttivo ed emotivamente coinvolgente...

Diverse sono le forme di turismo che si sono sviluppate negli ultimi vent’anni. Tra queste il Cicloturismo, lo Slow Tourism, il Microturismo, etc.

In che tipologia di turismo collochereste le passeggiate nei parchi, in città, nelle stradine di campagna?

Ci potrebbero essere diverse risposte in merito e molte sarebbero sostanzialmente corrette o comunque valide.

Dal mio punto di vista direi che sono una combinazione di fattori e quindi di turismi. Un incrocio fra Slow Tourism, l’emblema dell’andare adagio, e Microturismo, che privilegia anche l’osservazione di ciò che ci circonda per soddisfare i sensi evitando la frenesia dell’orologio.

In un momento di pandemia come quello che stiamo affrontando ormai da qualche mese, viste le restrizioni a cui ottemperiamo per la tutela della salute, è sicuramente interessante progettare nuove occasioni per utilizzare il tempo in modo costruttivo ed emotivamente coinvolgente rispetto al passato. È utile un cambio di rotta, un consumo più efficiente del nostro tempo libero, poco o tanto che sia. Avete mai pensato di incastrare storia, natura e passeggiate per godere di qualche ora all’aria aperta?

I parchi della zona possono essere un motivo di visita per gioire dell’imbrunire dopo una giornata di lavoro, per stare all’aria aperta una domenica mattina, anche per portare a spasso il nostro amico a quattro zampe, in luoghi in cui la storia ci accompagna ad ogni passo.

Il primo luogo che vi propongo è il Parco di Villa Frova a Stevenà di Caneva. La passeggiata può iniziare, dopo aver lasciato il vostro mezzo in uno dei parcheggi disponibili, partendo da via Ippolito Nievo, uomo del Risorgimento italiano, giornalista, scrittore e contemporaneo dei De Marchi, che furono illustri personaggi del territorio e proprietari della villa e del parco che andremo a scoprire.

Raggiunto l’incrocio con via Vittorio Veneto si nota ad ovest uno degli ingressi del parco. Già il muro di recinzione offre un’idea della cura che è stata posta nel recupero di questo piccolo gioiello. Incamminarsi in uno dei viottoli del parco potrà riportarvi con la mente all’epoca in cui i De Marchi, impresari ed architetti vissero.

Le prime notizie sulla villa risalgono al 1830. In quegli anni prima il padre Antonio e poi il figlio Stefano si distinsero per le loro capacità di costruttori e progettisti. I frutti del loro lavoro sono visibili ad esempio nella chiesa parrocchiale di Caneva, in quella di Fanna, in quella di Fontanafredda dedicata a San Giorgio, in quella di Roveredo in Piano e in tante altre località comprese tra il Friuli occidentale ed il Veneto orientale, dove padre e figlio lasciarono la loro impronta neoclassica. Erano gli anni post restaurazione dove la futura Italia ancora frammentata in stati e staterelli, cercava una propria identità e il Risorgimento con le sue figure di spicco metteva le basi per le guerre di indipendenza. In quell’epoca il territorio dove risiedevano i De Marchi era governato dagli Austriaci.

La famiglia De Marchi alienò la proprietà nel 1880 che venne rivenduta nel 1889 a Luigi Frova. La famiglia Frova di origine lombarda, si trasferì a Stevenà perché impegnata nella sericoltura che nell’800 fino a inizio del secolo scorso fu una attività molto diffusa in zona.

Passeggiando nel parco, si scopre anche l’edificio adiacente alla Villa, dove sono visibili i vecchi essiccatoi in cui si lavoravano consistenti quantità di bozzoli. I cartelli ci riportano al modus operandi di chi si guadagnava da vivere con la sericoltura. Possiamo immaginare le donne al lavoro tra graticci e foglie di gelso, bachi da seta ovunque, acqua bollente, uomini che facevano funzionare caldaie e aggiustavano i primi essiccatoi meccanizzati, bambini che loro malgrado contribuivano alle fasi della lavorazione.

Il parco accoglie delle piante ad alto fusto che mascherano parzialmente gli edifici storici e in prossimità della villa vede la presenza di una bella fontana che ricorda i giardini all’italiana.

Attualmente il Parco e Villa Frova sono di proprietà comunale e vengono impiegati per rappresentazioni, mostre temporanee, oltre ad essere sede della biblioteca civica e di numerose associazioni.

Conviene lasciare il parco uscendo dal lato nord che vi porterà direttamente in piazza San Marco dove potrete vedere altre due opere dei De Marchi: la parrocchiale dedicata a San Marco Evangelista e la canonica.

Procedendo poi verso est potrete passeggiare su via Anto Cavarzerani per ritornare al luogo di partenza.










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