Storia e Natura - Parte II

Nell’articolo "Storia e Natura - Parte I" vi abbiamo suggerito una passeggiata alla scoperta del parco di Villa Frova a Stevenà di Caneva (PN), in questa occasione andremo a conoscere il Parco di Villa Varda e la sua storia a Brugnera (PN).

Il nome Villa Varda deriva, con tutta probabilità, dal toponimo warda che è stato tradotto in “Guarda” o “Guardia” ed è associato a diversi significati: luogo d’osservazione, postazione di guardia, luogo di vedetta. Il nucleo primitivo della villa risale al XV secolo nell’epoca in cui il Medioevo lasciava spazio al Rinascimento.
Arrivare all’ingresso principale del parco è facile, tanto in automobile quanto in bicicletta o con altri mezzi. Non mancano gli spazi per i parcheggi. Ancor prima di entrare nel parco si nota la mole della villa che ha un corpo centrale unico svincolato dagli altri fabbricati.
Nel corso del tempo, diversi furono i proprietari che si avvicendarono a Villa Varda fra i quali: la famiglia Da Porcia a cui seguì la famiglia Mazzoleni a partire dal XVI secolo ed un altro ramo della famiglia Mazzoleni nel XVII secolo. Questi erano di origine bergamasca ed avevano interessi nel tessile. Dalla fine del XVIII al XIX secolo Villa Varda fu abitata da varie famiglie borghesi quali: Amalteo, Marinoni, Giacomuzzi, Morpurgo.
L’anno dopo del Plebiscito che unì queste terre al Regno d’Italia, Villa Varda venne acquistata dal barone Cav. Carlo Marco Morpurgo de Nilma, esponente della comunità ebraica i cui avi provenivano dalla Stiria. Carlo Marco Morpurgo era un importante uomo d’affari di Trieste che in quell’epoca, vale la pena ricordare, era ancora territorio austro-ungarico.
I Morpurgo apportarono delle migliorie e la fecero diventare una Casa di Villeggiatura e di rappresentanza con annessa un’azienda agricola. Si pensi che gli acquisti di appezzamenti di terreno nella zona, da parte del barone, durarono trent’anni raggiungendo nel tempo un’estensione di 330 ettari.
Dopo la morte del barone avvenuta nel 1899, i beni passarono alla moglie.
Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale diversi furono gli ettari dati in locazione ad un avvocato di Oderzo. Questo permise alla famiglia Morpurgo di avere una rendita di £ 25.000 annue circa € 50.000,00.
Nel frattempo, la condizione della villa peggiorò accumulando danni ingenti che arrivarono a £ 281.525 pari a circa € 400.000,00.
Dopo la morte della vedova Morpurgo, i beni passarono a sua sorella e poi al figlio di quest’ultima che portò delle migliorie ulteriori alla villa.
Villa Varda venne definita dalla famiglia Morpurgo de Nilma: “Bella e malinconica Varda ... che dorme tra i lauri e le rose, e intorno alla quale si stende ... l’argentea fascia del Livenza.”
Nel corso degli anni Settanta del Novecento, Villa Varda diventa di proprietà pubblica con l’Azienda Regionale delle Foreste che la ha data in gestione al Comune di Brugnera.
Superato il portone d’ingresso, conviene prendere a destra rispetto alla villa per iniziare una passeggiata in senso anti orario e scoprire anche gli altri edifici. Subito si nota sul fianco della villa un pozzo risalente a secoli fa, proseguendo, verso est, si nota uno specchio d’acqua con anatre e cigni. Poco più avanti possiamo scoprire la ghiacciaia, il piccolo mausoleo con torre merlata con le spoglie dei Morpurgo e l’Oratorio della Madonna del Carmine.
Da qui si può scendere verso la sponda sinistra del Livenza e proseguire lungo il viale allontanandosi dalla villa fino a quando, seguendo il fiume, si arriva al parco giochi, al Museo ed alla villa, oppure dirigersi verso la villa e, scoprire in prossimità del lato ovest, l’arancera.
Il parco che attornia Villa Varda assunse l’attuale configurazione nella seconda metà dell’Ottocento e ha una superficie di 18 ettari.










Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok