Storia e Natura - Parte IV

Ancora qualche spunto per conoscere il territorio nel quale viviamo e per trascorrere alcune ore all’aria aperta stando vicino a casa, considerando l’epidemia di Coronavirus ancora in corso. Fatevi permeare da quello che vedete e fatelo in chiave microturistica!

Un parco molto suggestivo che voglio farvi scoprire, si trova a Bibano di Godega di Sant’Urbano nell’area naturalistica di San Bartolomeo dove si trova l’omonima chiesetta.
L’ingresso al parco può avvenire sia da via San Bartolomeo, sia da via Molino. Nel piccolo parco è stato creato un percorso denominato “Sorgenti di Godega”, infatti questa è una zona ricca di risorgive che danno origine a corsi d’acqua pura ed adatta anche alla pescicoltura.
La passeggiata vi consentirà di attraversare l’oasi camminando su semplici sentieri in ghiaia e su passerelle in legno. Queste ultime molto suggestive, soprattutto per i più piccoli, consentono di superare i corsi d’acqua limpida dove con un po’ di pazienza si potranno notare i tipici pesci d’acqua di risorgiva. Le siepi che invece si interpongono tra i sentieri e i corsi d’acqua, nascondono all’occhio quello che l’orecchio riesce a percepire chiaramente e cioè i versi della fauna che abita il luogo. Con un po’ di attenzione si potranno scorgere il tuffetto, la garzetta, l’airone cenerino, l’usignolo di fiume ed una moltitudine di germani reali.
E saranno proprio i germani con le loro evoluzioni, sia in fase di partenza sia in fase di arrivo, a dare spettacolo una volta raggiunto il piccolo specchio d’acqua che affianca l’antica chiesetta situata su un terrapieno.
La chiesetta di San Bartolomeo è in stile tardo romanico ed è la più antica di Bibano di Godega Sant’Urbano. Le sue origini non sono note ma, con tutta probabilità, risalgono al XII secolo. Vi è comunque, un documento datato 29.07.1375 in cui la proprietà risulta essere di tale Gregorio, un frate che probabilmente curava tanto le anime quanto la proprietà, quest’ultima legata in precedenza ad uno degli ordini monastico-cavallereschi Gerosolomitani o Ierosolomitani nati all’epoca delle crociate e Hierosolýma, l’antica Gerusalemme.
Abbiamo già visto nell’articolo Storia e Natura parte III, come il nostro territorio, in epoca Medioevale fosse ricco di ordini monastici e di clausura. Queste persone si adoperavano per curare intere porzioni di territorio e i relativi abitanti. Con erbe ed estratti trattavano e spesso guarivano gli abitanti della zona, mentre con le loro conoscenze progettavano o realizzavano costruzioni che spesso influenzano ancora il nostro vivere ed il nostro tempo.
L’esterno della chiesetta ripropone la classica forma a capanna con due corpi uniti ed è sormontata da un grazioso campanile a vela. All’interno della chiesa di San Bartolomeo i lavori di restauro hanno messo in evidenza un affresco cinquecentesco, che raffigura da sinistra a destra: San Sebastiano, San Bartolomeo, la Madonna in trono con il Bambino Gesù, San Pietro e San Rocco. Sulla parete di fondo del piccolo presbiterio, si trova una pala d'altare settecentesca dello Zampini che ritrae San Bartolomeo in piedi con in mano un coltello, strumento del suo martirio e un libro, simbolo della dignità dell’Apostolo.
Secondo gli studi il nome Bartolomeo esprimerebbe il suo patronimico in aramaico, Bar-Talmai ossia figlio di Talmai, mentre il suo nome di battesimo sarebbe stato Natanaele il cui significato è Dono di Dio. Il santo è considerato patrono dei dermatologi e viene invocato contro le malattie della pelle.
L’edificio venne ampliato, ristrutturato e ammodernato in diverse occasioni grazie anche all’impegno degli Alpini.
Una volta lasciata l’area naturalistica di San Bartolomeo, potete dirigervi verso la piazza di Bibano percorrendo via Molino, via Marconi e via Cortina.
In piazza troverete due chiese: San Martino Vecchia e, dalla parte opposta, San Martino Nuova. La prima chiesa venne costruita nel 1511 e fu consacrata la prima domenica di settembre del 1522 insieme al vicino cimitero.
Nella stessa piazza si trova la chiesa di San Martino Nuova che ha sostituito la piccola chiesa del Cinquecento.
Il campanile in passato fungeva da torre di guardia. La vita del circondario, specialmente ad inizio secolo scorso, veniva scandita dalle campane, nelle diverse ore della giornata.
Il secondo edificio di culto venne costruito nel 1930 e consacrato nel 1950. La chiesa venne dedicata al Santo solo nel 1985.
L’intitolazione a San Martino della parrocchia di Bibano potrebbe essere anche dovuta ai Franchi, di cui il Santo è patrono, quando giunsero in queste zone.
Secondo me, l’area di San Bartolomeo e le chiese di Bibano dedicate a San Martino meritano sicuramente una passeggiata ed una visita.














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