QualBuonTurismo

29 Ago 2018


Tempo di… vendemmia!

Cesare Pavese li ricordava così: “Sono i giorni più belli dell’anno. Vendemmiare sfogliare, torchiare non sono neanche lavori; caldo non fa più, freddo non ancora; c’è qualche nuvola chiara, si mangia il coniglio con la polenta e si va per funghi”.

Nelle Langhe, sua zona di origine, la vendemmia iniziava verso la metà di settembre. Era così in quasi tutta Italia, anche nei nostri territori di pianura e collina. In prossimità dell’equinozio d’autunno, ogni anno si rinnovava un rito che, dopo le fatiche colturali dell’inverno con la potatura e le concimazioni, quelle primaverili ed estive, con la lotta ai parassiti e il governo della terra, permetteva la vendemmia. Uve diverse che prendevano la via della cantina per essere trasformate in vino.

Nell’ultimo secolo il periodo della vendemmia si è dilatato. Vuoi per le variazioni climatiche, vuoi perché ci sono più varietà di uva con caratteristiche diverse, vuoi perché sono diverse le tecniche di coltivazione.

Il “vendemmiaio”, nome evocativo per i rivoluzionari francesi tra fine XVIII e inizio XIX secolo, identificava i giorni tra il 22 settembre ed il 22 ottobre; oggi quel nome dovrebbe abbracciare un periodo che va dai primi di agosto e fine ottobre.

Con un lasso di tempo così ampio, scoprire il periodo della vendemmia nel nostro territorio potrà regalarci nuove emozioni. Avvicinarci in qualche modo a questo rito ancestrale potrà sicuramente dare più valore al nostro tempo libero e offrirci una o più possibilità per ascoltare, vedere, sentire il ritmo della campagna.

Ognuno di noi, microturista o curioso, villeggiante o escursionista, può inoltrarsi senza difficoltà, lungo le stradine e i sentieri per arrivare a ridosso delle vigne. I vigneti, sono piccoli set cinematografici che svelano le loro caratteristiche a chi senza correre vuole raccogliere emozioni.

Potremmo incappare in qualche vigna di Pinot Grigio, con i suoi curiosi grappoli, in cui gli acini possono avere colore omogeno oppure in parte chiaro e in parte scuro, o in qualche vigneto di uve Chardonnay dove a farla da padrone sarà il color oro dei grappoli.

Potremmo trovarci ad affiancare anche dei vigneti di Manzoni Bianco, uva ottenuta dal prof. Manzoni alla Scuola Enologica di Conegliano negli anni ’30 incrociando uve Pinot Bianco con Riesling Renano per ottenere un’uva dalle caratteristiche uniche in grado di dare un vino fantastico. Le nervature rosso-violacee alla base della foglia potrebbero confermarci l’identità dell’uva assieme ai piccoli acini di colore giallo verde del piccolo grappolo.

Se camminassimo affianco a vigne con grappoli piramidali e acini sparsi di colore giallo, allora ci troveremmo in compagnia del Prosecco, che, dalla vigna, ci accompagnerà per molti momenti piacevoli nell’arco dell’anno.

E che dire se davanti a noi ci trovassimo una vigna con i grappoli di colore rosso-viola in cui ogni grappolo mostra alla sua base un piccolo grappolino quasi a ricordarci un cavaliere e il suo scudiero?

E se nel set cinematografico ci trovassimo ad ascoltare il ciarlare di uomini e donne che vendemmiano a mano il frutto della vigna? Oppure se apparisse un essere meccanico mastodontico che altri non è se non una vendemmiatrice moderna?

Ascoltando il rumore dei nostri passi, potremmo scoprire che anche gli uccelli e le api sono interessati alla vigna e ai loro frutti. I loro voli e i loro suoni potrebbero indicarci quale uva è più matura.

E noi dove andremo? In pianura o in collina?










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