Una vacanza breve e appagante. De.Co per vivere a pieno il territorio

Parte 2

Dopo aver raccontato le potenzialità che legano il turismo enogastronomico alle certificazioni di garanzia (Parte 1), ora riportiamo alcune specifiche che caratterizzano i vari marchi.

Il marchio DOP viene rilasciato dall’Unione Europea e viene concesso ai prodotti agroalimentari perché rappresentativi di una data zona geografica. In questa certificazione vengono presi in esame sia il prodotto realizzato sia l’operosità degli individui coinvolti nella produzione agroalimentare. La normativa vigente usa i seguenti termini per delineare il concetto che sta alla base di una DOP[1]: “Il nome di una Regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese che servono a designare un prodotto agricolo o alimentare originario di quell’area le cui caratteristiche o qualità, inclusi i fattori naturali e umani, sono riferibili essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono in quella zona delimitata e ben definita[2]”.

Per quanto riguarda le Denominazioni di Origine per i vini, l’Italia può adottare oltre al marchio DOP anche i marchi tradizionali DOC e DOCG. Questi ultimi prevedono quanto stabilito per le DOP[3] oltre ad aggiungere ulteriori requisiti, ad esempio le caratteristiche del prodotto devono essere facilmente identificabili affinché il consumatore possa immediatamente rintracciare l’area geografica di provenienza e la produzione deve avvenire in detta zona geografica. Nel caso della denominazione DOCG i parametri rispetto alla DOC sono più ristrettivi e riguardano, ad esempio, la quantità di produzione annuale, i parametri analitici e le tecniche di produzione o conservazione.

Prendendo in mano una bottiglia di vino è possibile trovare nell’etichetta la dicitura di qualità tradizionale DOC affiancata alla dicitura DOP, stessa cosa può accadere con una DOCG affiancata ad una DOP. La coesistenza dei doppi marchi viene accettata per tutelare quelle tradizioni protette, presenti sul mercato, prima dell’emanazione del Regolamento europeo del maggio 2009. Questa azione è stata realizzata per salvaguardare alcuni prodotti vitivinicoli di qualità e per non disorientare il consumatore ormai affezionato a queste certificazioni.

L’IGP è un marchio rilasciato dall’Unione Europea a quei prodotti agroalimentari che soddisfano tutta una serie di requisiti e proprio per questo godono di una buona reputazione in un determinato territorio. Per ottenere questo riconoscimento è necessario mettere in luce il modus operandi di una zona geografica ben definita. Rispetto alla DOP, per ottenere l’IGP è sufficiente che la produzione e/o la trasformazione e/o l’elaborazione avvengano in quella zona geografica[4].

Tra i marchi di qualità meno noti vi è la Specialità Tradizionale Garantita (STG), un marchio europeo che tutela la produzione agricola o alimentare tradizionale la cui specificità è intesa come elemento o insieme facilmente distinguibile da altri prodotti agroalimentari analoghi appartenenti alla stessa categoria. È necessario che questo prodotto sia sul mercato da almeno un quarto di secolo. Per questo motivo è riconosciuto come Tradizionale. STG valorizzata la composizione o il procedimento di produzione. Il lavorato non deve necessariamente essere realizzano nella zona da cui prende il nome.

Tra le molte altre diciture presenti sul mercato, ricordiamo ancora PAT (Prodotti Alimentari Tradizionali) e Produzione integrata.
La PAT è un riconoscimento italiano che viene concesso a quella serie di prodotti agroalimentari che adottano metodi di lavorazione consolidati nel tempo e per un arco temporale minimo di 25 anni. Per questo marchio il tempo è un fattore fondamentale.
La Produzione Integrata, invece, è una strategia che valorizza il territorio in quanto terra. Infatti, in quest’ultima vengono utilizzati in maniera bilanciata sostanze chimiche e naturali. Due sono i pilastri fondamentali in questa filosofia: il ruolo centrale degli agroecosistemi, un ciclo equilibrato degli elementi nutritivi, miglioramento della fertilità del suolo.

Nella terza ed ultima parte di questa rassegna verrà illustrata la nuova certificazione denominata De.Co.

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[1] Regolamento CE n. 510/06, art. 2 comma 1 lettera B
[2] “DOP, IGP, BIO e gli altri marchi di qualità: guida alla spesa intelligente Il contributo di ACCREDIA per aiutare i consumatori negli acquisti alimentari di qualità”, 18 dicembre 2011, in www.accredia.it , sito visitato il 6 febbraio 2017
[3] Reg. CE n. 491/09
[4] Regolamento CE 510/06, art. 2 comma 1 lettera A









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