QualBuonTurismo

27 Dic 2017


Vin Brûlé: origini e tradizioni

Una settimana fa, con un gruppo di amici ero nella piazza di un paese. Il freddo aveva fatto la sua comparsa già da diversi giorni e volevamo bere qualcosa di caldo. Uno di noi si era ricordato che nella vicina frazione era in corso una sagra nella quale il protagonista era il vino e forse avremmo potuto trovare qualcosa adatto a noi. Dopo l’iniziale tentennamento decidemmo di muoverci a piedi. Giunti sul posto, oltre a diversi gazebi che vendevano artigianato locale, piccola gastronomia del luogo, vi era anche un chiosco che offriva in mescita dei vini locali. L’offerta era allettante ma mancava “il caldo”. Il caldo arrivò dopo qualche minuto: un aroma di spezie e vino cotto si diffuse nell’aria assieme al pentolone che conteneva del vin brûlé

Il vin brûlé è una bevanda calda, tipica invernale, diffusa in tutta Europa e nel nord America. Tradizionalmente viene consumata da inizio Avvento a fine carnevale. Diversi sono i nomi che prende in base alle località in cui viene preparata. In Inghilterra mulled wine, in Francia vin chaud, in Germania gluhwein e nei Paesi Scandinavi glogg. Varie sono anche le ricette con cui viene preparata.

La ricetta del vin brûlé così come la conosciamo oggi giunse dal nord Europa e si diffuse in Italia a partire dalle valli alpine fino all’Appennino più meridionale e nella Pianura Padana. In Italia il suo nome è un derivato dall’italiano vino e dal francese brûler che significa bruciato, ma a Faenza, per esempio, è chiamato “Nott de Bisò” dove la forma dialettale Bisò significa “bevi su”. Nell’antica Roma erano soliti bere il “conditum paradoxum”, una bevanda a base di vino, miele e zafferano fatti bollire assieme, mentre nel Medioevo il brûlé veniva chiamato “ippocrasso” ed era sempre a base di vino e varie spezie.

Il vin brûlé si prepara riscaldando vino rosso, nella versione tradizionale, o vino bianco aggiungendo zucchero a piacere o miele e diverse spezie, come ad esempio cannella, chiodi di garofano, ma anche in alcuni casi scorze di limone, anice stellato, mela e/o qualche spicchio di mandarino. Il vino va cotto lentamente e va poi mantenuto ad una temperatura costante una volta preparato. È necessario, per avere un buon risultato, utilizzare prodotti di prima scelta. In certi casi se il vino è particolarmente pregiato è sufficiente aggiungere poco zucchero e spezie, invece, se non è abbastanza buono sarà necessario aggiungere diverse spezie per nascondere i difetti del vino.

In Veneto, il vin brûlé viene preparato con vini rossi come il Merlot, il Raboso, il Valpolicella e accompagna la pinza nella serata del panevin.

La gradazione alcolica del vin brûlé dipende ovviamente dal vino utilizzato che può avere dagli 11 ai 14 gradi. Tuttavia se si vuole ridurne il contenuto  basta prolungare il tempo di ebollizione. Infatti, l’alcool evapora piano piano una volta raggiunti i 70 °C. Pertanto la gradazione alcolica del vin brûlé è molto variabile e diminuisce in base al tempo di cottura. È sempre uno spettacolo dare fuoco all’alcool che evapora durante l’ebollizione.

Il vin brûlé rappresenta un’altra occasione per scoprire le tradizioni e per vincere la pigrizia di rimanere in casa.










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