ComGiova

Dall’iniziativa di un “padre” salesiano, una grande famiglia

Visitando la Comunità Giovanile di Parè, struttura residenziale per adolescenti con problematiche di tossicodipendenza, emerge una marcata impronta familiare, come se queste giovani anime smarrite si ri-trovassero tra le braccia di un padre, che non giudica, ma con amore infinito accoglie. Me lo conferma la signora Serena (Rina) Barbero, che è stata tra i volontari che hanno affiancato don Antonio Prai, sacerdote salesiano iniziatore dell’opera:

Ho conosciuto don Toni Prai intorno agli anni ’80. Erano gli anni in cui il problema della tossicodipendenza si stava diffondendo tra giovani ventenni e oltre. Io ero alla ricerca di conoscere quale categoria di povertà giovanile serpeggiasse in Italia in quegli anni. Le circostanze mi hanno condotta all’incontro con questo sacerdote salesiano attraverso cui ho trovato la risposta al mio interrogativo sul dove, come e perché esisteva il suddetto problema. Con don Antonio Prai abbiamo dato vita ad una struttura che fonda proprio nella dimensione familiare il suo punto di forza.

In che modo il fondatore, don Antonio Prai, è stato “padre” per i primi ragazzi accolti?

Toni Prai, lo ricordo come una figura carismatica di “padre” attento ad accogliere e ad ascoltare i giovani quali e come si presentavano a lui in atteggiamento di debolezza, di ricerca di se stessi, di smarrimento durante e dopo il percorso di devianza, di sfiducia di fronte a se stessi e al loro domani; giovani che spesso provenivano da famiglie pressoché assenti sul piano educativo. Toni, attraverso la sua paternità, ha saputo sapientemente creare con efficacia una famiglia, un clima educativo basato su relazioni intese come terreno positivo di crescita umana, proiettato verso la realizzazione di sé come individuo e persona socialmente aperta all'orizzonte della propria umanità.

Come viene portata avanti oggi la sua opera?

La mia lunga esperienza comunitaria riconosce all’oggi la continuità dell’ispirazione primitiva di Toni Prai nel fondare l’Associazione “Comunità giovanile”, la positività del cammino tracciato da lui. Le molteplici, ininterrotte iniziative successive alla partenza del fondatore sono state ereditate da un gruppo di amici animati dalla passione di Paolo Posapiano, conosciuto e stimato dallo stesso sacerdote fondatore. Le dolorose vicende successive al decesso dello stesso Paolo non hanno interrotto il cammino di accoglienza degli adolescenti e dei giovani in difficoltà. La “Comunità giovanile” di Conegliano è l’unica giuridicamente riconosciuta nel Triveneto ad accogliere adolescenti e giovani in difficoltà nel settore delle molteplici dipendenze che affliggono il mondo giovanile. L’ultima iniziativa, specificatamente educativa, è la costruzione di una grande serra di verdure biologiche in cui i giovani ospiti si allenano anche su un campo di lavoro manuale, nell’ambito dell’intervento pedagogico-educativo di liberazione dagli impedimenti della loro crescita personale e sociale; ad accompagnarli, un personale specializzato ad operare nel settore. Questo progetto prende il nome “Gli Orti di Paolo”(*) in onore e a ricordo proprio di Paolo Posapiano.

Al centro della vostra attenzione, insieme ai ragazzi, ci sono le famiglie. L’abbandono del nido per un adolescente è un passaggio obbligato per crescere: esplora il mondo, incontra gli altri, conosce se stesso. Il ruolo dell’adulto, però, in questa fase critica, non è affatto marginale, anzi è qui che si gioca la sfida educativa, che spesso oscilla tra l’esserci-troppo e il non-esserci-proprio. Come trovare il giusto equilibrio tra proteggere e liberare?

A mio modesto avviso le situazioni sono assai disparate. Ciò in cui credo fondamentale è la capacità relazionale di ogni componente il nucleo familiare. È il clima accogliente e sereno in cui, fin dall’infanzia, i figli crescono e si relazionano durante la crescita a fare la differenza! Si passa da situazioni in cui i figli sono lasciati a se stessi con genitori piuttosto assenti a situazioni in cui prevale una rigidità eccessiva; in entrambi i casi, il piccolo prima, l’adolescente poi assorbono e respirano la difficoltà di godere di un equilibrio relazionale e valoriale comune. L’autorità parentale a volte non è supportata da un approccio sufficientemente preparato ad una accoglienza affettiva ed educativa equilibrata. Anche i genitori hanno bisogno di un accompagnamento sul piano educativo costante e attento a loro stessi in primis, poi alla loro azione rispettosa e fiduciosa nel rapporto reciproco sulla strada che conduce alla maturità e alla capacità di spiccare il volo incontro alla vita. L’azione educativa è un’arte da apprendere giorno per giorno, da ambo le parti.

In certi comportamenti irrazionali dei giovani che cosa vede? Qual è la risposta più efficace?

Si parla spesso di prevenzione. A ragione e con saggezza. Spesso i problemi familiari nascono dalle circostanze lavorative, da situazioni difficoltose circa la cura concreta del nucleo familiare. L’adolescente ha spesso bisogno di respirare un’aria di liberazione, voglia di compagni simili a sé, di approcci il più delle volte superficiali, poco impegnativi, privi di regole che sono poi, nella realtà percorsi obbligati del vivere quotidiano. Il punto è non farli sentire soli: accompagnare e trasmettere il senso del buono, del bello, del vero in una relazione di fiducia.

---

(*) Ricordiamo che è attiva una campagna di crowrowdfunding promossa dalla Comunità Giovanile e sostenuta da NaturaSì per l’acquisto di nuove attrezzature agricole che andranno ad implementare il progetto agricolo e formativo “Gli Orti di Paolo”: La Comunità cresce con l'Orto.






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok