EREDITÀ VENEZIANE: I CIPPI CONFINARI, UN TESORO DA (RI)TROVARE

L’eredità spesso viene fraintesa: a volte ci lasciamo prendere dalla malinconia e pensiamo negativamente al suo reale valore; passare il testimone, bene materiale o valore che sia, non è che la volontà di una generazione a proseguire la propria esistenza nella Storia del mondo. Un banalissimo concetto di cui tutti, più o meno direttamente, siamo fortunati portatori e testimoni.

Vagando nei libri e siti di storia locale, mi sono imbattuto spesso nelle foto di alcuni cippi marmorei e non, sparsi in tutto il Veneto; curioso come sono, mi sono subito affaccendato per cercare le giuste informazioni al che ho scoperto l’esistenza dei cippi confinari, un tesoro lasciatoci dalla Serenissima Repubblica di Venezia.

Queste particolari opere di interesse perlopiù civile e diplomatico non erano altro che la linea segnante il confine di stato fra la Serenissima e il Tirolo, allora facente parte dei domini asburgici; le numerosi liti fra le varie comunità d’alta montagna portarono l’imperatrice Maria Teresa d’Austria a stipulare un accordo con Venezia nel 1753 (anche se i primi cippi risalgono attorno al 1750) in modo da segnare in modo indelebile i confini fra i due stati. Non molti anni dopo, verranno segnati anche i confini con lo Stato Pontificio, con la posa di cento cippi ancora oggi esistenti.

L’itinerario dei cippi è vastissimo: dalle valli bergamasche agli estremi confini sul fiume Po, centinaia di cippi conservano nella loro stele di pietra la grande storia di un territorio antico e immensamente ricco, la “Venetia”, ben più grande di quello che comunemente siamo abituati a pensare; dal momento della loro posa fino alla caduta della Repubblica, e poi durante le varie fasi della storia lombarda e veneta, i cippi confinari sono stati itinerari per pastori, curiosi, militari e diplomatici. Il valore civile è ormai scaduto, ma quello simbolico non è mai tramontato.

Sono ancora oggi moltissimi i “cercatori di cippi”, perlopiù escursionisti e appassionati di storia locale e veneta che nel buon nome della Repubblica di Venezia e del recupero della nostra identità, girano lungo tutto il confine della Serenissima in cerca di queste perle che, per quanto semplici – le sole iscrizioni sono normalmente una data e un leon in moeca – hanno un immenso valore storico, paesaggistico e perché no, anche artistico. Nella semplicità della loro composizione, praticamente un cippo verticale di media altezza, è racchiusa tutta la grandezza dello Stato Veneto: il leone, simbolo di regalità, sacralità, potenza, giustizia, saggezza, pace e pietà cristiana, e la data. Il tempo era infatti uno scrupolo importantissimo per Venezia che nella complessità delle sue istituzioni, si dimostrò un perfetto esempio di efficienza burocratica e politica durante tutta la sua storia.

Sfortunatamente, anche a causa delle errate note storiografiche, non è mai stata realizzata una mappatura completa di questi piccoli ma importanti reperti (anche se molto noto è il Sentiero dei Cippi, nei pressi di Asiago); le informazioni sulle loro posizioni sono facilmente reperibili su internet, fra siti culturali, gruppi e blog di montagna. Tutti i sentieri portano da qualche parte, alcuni ad una cima, altri ad un rifugio, ma solo queste eredità veneziane saranno in grado di portarci in un lungo ma bellissimo viaggio nella storia. Zaino in spalla, è ora della caccia al tesoro!






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