Le tre lezioni di Pieve di Soligo e Terre Alte a Capitale Italiana della Cultura 2022, un anno dopo

Nell'anniversario dell'audizione (14 gennaio 2021) per la candidatura di Pieve di Soligo e Terre Alte a Capitale Italiana della Cultura.

Che cosa dire, esattamente un anno dopo? Tre pensieri brevi.

Il primo. Aver concorso, come Pieve di Soligo e Terre Alte della Marca Trevigiana, al titolo di Capitale italiana della Cultura 2022 ed essere riusciti ad entrare nella “short list” delle dieci città finaliste, è stato un vero successo. Aver partecipato all’audizione finale con la commissione ministeriale, per un traguardo così prestigioso insieme a notissimi capoluoghi di regione e di provincia, unica rappresentante del Veneto, e aver goduto anche di “chance reali” per la vittoria finale, riempie ancora di orgoglio e di legittima soddisfazione tutte le persone e le comunità interessate da questa impresa. Dodici mesi dopo le azioni e le emozioni di allora non sono assolutamente svanite, e ritornano spesso in tanti commenti e considerazioni dei protagonisti e di tutti coloro che hanno sinceramente accompagnato, sostenuto e tifato per questo obiettivo. E tutto è avvenuto con scadenze e tempi molto brevi, nella congiuntura sfavorevole della pandemia, in una situazione del tutti particolare che ha visto raddoppiare per tutto l’anno appena trascorso il ruolo capitale di Parma e assegnare d’ufficio al 2022 la candidatura di Pieve di Soligo, originariamente costruita proprio sul 2021. E la gratitudine è sempre tanta per tutti coloro che hanno contribuito, in ogni modo, alla redazione, alla condivisione e all’affermazione del dossier di candidatura.

Il secondo pensiero - che ci può aiutare in un fare memoria che sia lezione per l’oggi -  è collegato proprio alla natura di questa impresa: la sfida di ripartire dal territorio di Pieve e delle Terre Alte per progettare e dare valore e respiro a un’idea dinamica di cultura come storia, tradizione, costruzione di comunità, narrazione di eccellenze, visione di futuro. Quest’area oggi Unesco, tutta insieme, ha deciso di rompere gli indugi, di riconoscere i suoi tanti punti di forza, di uscire da una presunta marginalità, di accettare con umiltà e determinazione la sfida di una dimensione nazionale che le appartiene e non la vede assolutamente estranea, anzi, più che mai protagonista e centrale. Il territorio delle vite illustri e del paesaggio originale in chiave umana e ambientale ha rimesso con chiarezza e coerenza il tema del progettare dal basso se stessa per i prossimi decenni, con la fatica e la complessità di un percorso inedito ma nel contempo con la forza e l’entusiasmo della realizzazione di cose nuove, autentiche, unite al “genius loci” di una storia alta e feconda e proiettate verso gli orizzonti di un nuovo umanesimo delle persone e delle comunità, una nuova sintesi di valori e di scelte concrete per il bene comune, bene di tutti e di ciascuno. 

Infine, come terzo punto - che resta a mio avviso una stella polare di consapevolezza, stile e metodo per il presente e il futuro - la capacità voluta, risoluta e decisiva di lavorare insieme, di mettere in atto la cooperazione attiva e in rete con tutti i soggetti istituzionali, culturali, sociali ed economici dell’area, di far risaltare la necessità e l’interesse al tempo stesso di una candidatura di respiro nazionale che dava un grande valore all’unità, offriva risalto a tutti gli splendidi tasselli del magnifico mosaico di questa terra dichiarata  dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, donava una grande opportunità e un’importante vetrina comunicativa alla narrazione di una città - territorio di straordinari fascino, bellezza e vitalità. Ecco, le basi sono segnate, le azioni sono state compiute in questa direzione, uno stile di relazioni, riconoscimenti e valorizzazioni reciproche è stato adottato e concretamente messo in campo: da qui si può solo proseguire e migliorare, per nuovi impegni, destini e traguardi di vita buona e di umanità in pienezza delle nostre comunità.






ABOUT AUTORE

Marco Zabotti
Istituto “Beato Toniolo”
Pieve di Soligo (TV)




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