Lo ius soli si fa attendere? Allora noi facciamo lo ius fraternitatis

In un comune veneto… la solidarietà nei confronti dei migranti viene dichiarata a chiare lettere, scritta nero su bianco.

“Certificato di fraternità” condivisa: è il documento simbolico protagonista dell’iniziativa messa in campo dalla parrocchia di Olmi (TV) - in collaborazione con la Caritas di Treviso, l’Ufficio Migranti della Diocesi e l’Associazione no profit “Piccolo Carro” - in occasione della “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato”, ricorrenza istituita nel 1914, quando a emigrare erano gli italiani. Una ricorrenza che, 104 anni dopo, ci vede dall’altra parte: non siamo più noi a dover chiedere e ricevere aiuto, ma siamo noi a dover concedere aiuto, continuando a far circolare quel BENE che si chiama… FRATERNITÀ, unico vero collante sociale.

Consegnato venerdì scorso a più di 50 migranti da parte di fratelli italiani, questo pezzo di carta «è la risposta più vera che si può dare a quello che sta accadendo», come commenta il parroco di Olmi, don Edy Savietto: «C’è un desiderio profondo di umanità nel voler guardare al migrante non come una minaccia ma come ad uno di famiglia». Un desiderio intimo, spesso celato, che pure esiste, è umano, deve solo essere incoraggiato.

L’iniziativa pare provocatoria rispetto alla questione irrisolta dello ius soli: «Lo ius soli si fa attendere? Allora noi facciamo lo ius fraternitatis – commenta Guido Tallone, portavoce dell’associazione “Piccolo carro” –: consegniamo il certificato di fraternità a tutti gli immigrati che vivono, lavorano con noi, vanno a scuola con i nostri figli, si occupano dei nostri anziani». Un riconoscimento di comune umanità, destino condiviso.

Ci auguriamo sia un segno di cambiamento di rotta verso questi fratelli migranti...






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