LUOGHI DI VALORE

Presentato al pubblico il volume contenente oltre settecento segnalazioni di “luoghi di valore”, frutto di una ricerca pluriennale promossa dalla Fondazione Benetton Studi Ricerca per la tutela del paesaggio trevigiano minacciato.

Troppo cemento nella pianura trevigiana che si stende intorno al Piave. Troppi capannoni in asettici centri abitati ultramoderni sorti per trasformazione di villaggi rurali che, al contrario, trasudano storia, tradizione, poesia. A segnalarlo, inedite scritte sui muri, come quella (“Basta capannoni”) che campeggia nella terra natia di Andrea Zanotto, dove il poeta trascorse l’ultima parte della sua esistenza lanciando anatemi contro le fabbriche che gli avevano rubato l’incantevole paesaggio d’infanzia.

Non è dunque un caso che - proprio in provincia di Treviso - un centro studi come quello della Fondazione Benetton abbia lavorato al censimento dei “luoghi di valore” attraverso le segnalazioni degli abitanti. I risultati (749 segnalazioni) di questa ricerca collettiva sono stati raccolti in un volume intitolato Luoghi di valore. Un’esperienza nel territorio di Treviso, nel solco della Convenzione Europea del Paesaggio a cura di Simonetta Zanon e presentato al pubblico mercoledì 16 novembre 2016 nell’auditorium di Palazzo Bomben a Treviso. Sono intervenuti, oltre alla curatrice, Luigi Latini (presidente del Comitato scientifico della Fondazione), Domenico Luciani (ideatore della ricerca “Luoghi di valore”) e Paolo Rumiz (giornalista).

Il volume non elenca ville venete, statue famose o monumenti, ma prati, osterie, chiese parrocchiali, piccoli musei, ponti, vigneti o torrenti di risorgiva nei quali un pezzo di Veneto ha scelto di riconoscersi. I contenuti delle segnalazioni, infatti, vanno oltre l’ambito geografico dell’iniziativa e costituiscono una straordinaria chiave di accesso a questioni di portata generale, a partire da quella del rapporto persona/luogo e comunità/luogo che, con diverse declinazioni, appare sempre più come un ingrediente sostanziale di quello che Domenico Luciani chiama “il nostro stare al mondo”. Come scrive Joan Nogué nella prefazione al volume, «Lenta e discreta, comincia a farsi largo l’idea che un ambiente piacevole e armonioso generi una gradevole sensazione di benessere che aumenta in maniera considerevole la qualità di vita dei cittadini […] È per strada, sulla bocca delle persone: non occorre far altro che ascoltarla, interrogarla, darle voce, come è stato in questo caso». Il libro è interessante proprio perché presta ascolto a questa voce, raccogliendo il punto di vista di singoli e di comunità che nei luoghi abitano, con le loro diverse provenienze sociali e culturali, le loro esigenze quotidiane, i loro sentimenti, il loro vissuto, e che, soprattutto, in quei luoghi riconoscono le proprie radici, la propria identità.

In un mondo di abbandoni e popoli rimasti senza casa per ragioni economiche, guerre, terremoti, inondazioni, spaesamento o semplice inquietudine migratoria, è diventato sempre più importante accostarsi al mistero delle radici per definire le ragioni dell’appartenenza. La Fondazione Benetton ha colto la sfida e si è lanciata sulla pista della sperimentazione già dal 2007 con un osservatorio popolare che si è voluto restringere alla provincia di Treviso per meglio interagire con il tessuto abitativo. Sei anni di lavoro, un bando pubblico, settecento segnalazioni. In definitiva, un tentativo di misurare il valore dei luoghi attraverso la gente.

Paolo Rumiz in un articolo pubblicato su La Repubblica (15.11.2016) scrive: «Mesi fa, da quelle parti, a Pieve di Soligo, mi fecero la domanda giusta. Volevo andare a cena in un posto bello oppure in un posto con un’anima? Scelsi, neanche a dire, il secondo. Ebbene, sono esattamente i luoghi con l'anima quelli che emergono dallo zibaldone trevigiano. Cose che non stanno in nessuna guida, come la chiesa di San Teonisto nell’ex Filanda Motta di Mogliano Veneto, o il favoleggiato "Bosco dell’uomo senza desideri" a Roncade, spazio recintato di dieci ettari abitato fino a ieri da un eremita che vi si trincerò per vivere dei soli frutti della sua campagna. Settecento indicazioni motivate vogliono dire settecento sentinelle sul territorio, cioè una massa critica che si fa movimento, impegno popolare per la salvaguardia delle radici spesso minacciate proprio da chi agita la bandiera dell’identità. Il Trevigiano non è solo la terra di Zanzotto, ma anche del governatore del Veneto, Luca Zaia. Il quale ha appena lanciato con clamore una bella legge contro il consumo di suolo che poi, nei fatti, consente ampliamenti di volumetrie oltre la decenza. È dunque significativo che proprio dal Trevigiano parta un segnale forte di difesa del paesaggio. Un segnale che ha già dato i suoi frutti, offrendo un ombrello protettivo a molti dei luoghi censiti. Una sorpresa, per un tempo in cui la percezione della geografia sembra inghiottita dallo smartphone e la perlustrazione del territorio erosa dal dilagare dei viaggi virtuali».






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