QualBuonVeneto

06 Dic 2016


Nelle vigne del Prosecco la dignità del lavoro

Quando il Prosecco restituisce la dignità e la soddisfazione del lavoro: profughi e italiani in difficoltà assunti per la vendemmia con un progetto delle Acli di Treviso e delle Caritas diocesane di Vittorio Veneto e di Treviso in collaborazione con GS snc di Susegana.

Sulle colline del Prosecco si può anche scegliere di lavorare senza nero, senza precarietà, nel rispetto della dignità della persona. E non è neppure così complicato. A partire dalla vendemmia.

Gianluca Sossai e Simone Della Giustina della GS snc di Susegana, azienda che si dedica alla gestione di vigneti conto terzi, hanno scelto di accettare la proposta di Acli Treviso e Caritas diocesane di Vittorio Veneto e di Treviso: hanno assunto per la vendemmia stranieri richiedenti protezione, ospitati a Treviso, e italiani in difficoltà economica o sociale, residenti tra Susegana, Santa Lucia, Mareno, Vazzola e San Polo. In tutto una quindicina di persone, che, per venti giorni, hanno lavorato con soddisfazione - propria, di GS, che era il datore di lavoro, e delle cantine del Prosecco, clienti di GS.

“Tutto è nato da un'esigenza – spiega Sossai -: ci serviva personale per la vendemmia e non ne trovavamo. Ci siamo rivolti alle Acli e loro ci hanno proposto, tramite Caritas, di coinvolgere stranieri richiedenti protezione internazionale e persone italiane in difficoltà. Abbiamo chiesto garanzie alle Acli... e ce le hanno date”. Superati i timori, è cominciato l'impegno: un lavoro a tutti gli effetti. “Abbiamo assunto queste 15 persone allo stesso modo di tutti gli altri nostri dipendenti: contratto, assicurazione, formazione antinfortunistica e tutto ciò che serve per lavorare in sicurezza” - continua Sossai. Ma anche - aggungiamo - per lavorare in modo radicalmente diverso da chi durante la vendemmia ricorre, pur di abbassare i costi o elevare i profitti, a lavoro nero o caporalato.

I COMMENTI DI CARITAS E ACLI

"Creare le condizioni affinché si concretizzi il fondamentale principio di uguaglianza sostanziale anche nell’accesso al lavoro: questo è l’atteggiamento con il quale abbiamo accompagnato l’esperienza - spiega Laura Vacilotto, presidente provinciale Acli -. Non si tratta semplicemente di svolgere un’attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, è molto di più. Si tratta di un processo costante, direi quasi ostinato, di condivisione di obiettivi e valori con tutti i soggetti coinvolti; questo stile di lavoro ci ha consentito di creare le condizioni per far emergere il potenziale di ciascuno”.

“Il progetto realizzato ci dimostra concretamente quanto importanti sono il lavoro per restituire dignità, capacità, futuro alle persone e le sinergie di rete per permettere anche a chi fa più fatica di riuscire a reinvestire su di sé e a rilanciarsi - sottolinea don Roberto Camilotti, direttore della Caritas diocesana di Vittorio Veneto -. Oltre al fatto che rappresenta un esempio efficace di contrasto al lavoro nero, al caporalato e allo sfruttamento”.

“L'opportunità lavorativa per i migranti e per altre persone che vivono un disagio ha dimostrato che strade di inclusione sociale sono possibili e percorribili anche nelle nostre terre. È necessario sceglierlo e crederci - ribadisce don Davide Schiavon, direttore della Caritas di Treviso -. Non è una questione di buon cuore, ma è una scelta orientata a promuovere la dignità delle persone rendendole protagoniste del loro percorso di vita. È stata una scommessa sull’uomo e sulla consapevolezza che nessuno può essere considerato scarto, né può essere lasciato ai margini. È fondamentale riscoprire come il lavoro può essere solidale e promuovere il valore unico di ciascuno”.

 






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