Parco giochi Ai Pioppi: dove il tempo sembra essersi fermato

Entrare all’Osteria Ai Pioppi a Nervesa della Battaglia (TV), magari passando di lì per caso, in un giorno feriale, catapulta letteralmente in un altro mondo. Saranno le miriadi di tavoli che fanno immaginare il brulicare di persone del week-end, oppure l’adiacente boschetto che invita a cercare il fresco e svela un cuore di metallo, fatto di giostre d’altri tempi. Di sicuro non lascia indifferenti e fa capire subito il perché di tanto clamore suscitato sui media anche d’oltreoceano. Incontriamo in questa magica atmosfera Bruno Ferrin e Marisa Zaghis, i fondatori nonché proprietari dell’Osteria ai Pioppi, assieme al giovanissimo Francesco, che si identifica in un doppio ruolo: nipote innanzitutto, ma talmente affaccendato nella manutenzione da risultare anche factotum del Parco durante la settimana. Una storia che inizia con la stessa semplicità riconoscibile al giorno d’oggi: 49 anni fa Bruno vendeva lieviti per i panifici e, dato il pomeriggio libero, ha preso in affitto “I Pioppi”. Allestendo lo spazio con un po' di tavole e preparando qualcosa da mangiare, ha iniziato l’attività sotto forma di piccola osteria per persone di passaggio in escursione, e racconta: «All'inizio era una frasca: valutato che siamo tra due curve, quindi in posizione strategica, c'era il posto che mi piaceva, ho parlato col contadino proprietario e da lì è nato tutto». La parte ludica nasce da una piccola altalena, creata con le sue mani per le figlie allora piccole, di 5 e 3 anni. Bruno all’epoca si recò dal fabbro del paese perché aveva bisogno di saldare dei pezzi, ma poiché questi non aveva tempo gli ha offerto di arrangiarsi con la saldatrice lì presente, facendogli scoprire una passione non ancora terminata: «Probabilmente i numeri li avevo già dentro, perché si nasce con questo. Ma quando ho iniziato avevo più di 30 anni» fino ad arrivare al 2018, con oltre una quarantina di attrazioni meccaniche (eccetto una, elettrica) funzionanti.
Quando si chiede loro se mai si sarebbero immaginati una crescita e un successo simile, emerge subito la spontaneità di quanto è avvenuto: «Mai avremmo pensato sarebbe diventata una cosa così. Quando inizia una cosa in sordina, poi cresce e diventa così spontaneamente. Per me non è una novità, siamo nati dal niente ed arrivati qua. Per me è normale». Una passione seguita oggi proprio dal nipote, tra i primi collaudatori delle nuove giostre e, a sua volta, con una vena creativa in merito, come il nonno che dice: «Le idee per le nuove? Nascono un po' così, abbiamo un sacco di progetti! Non ci fermiamo mai, anzi, guarda, un po’ vien quasi da ridere perché i ragazzi che vengono spesso qua, con cui crei confidenza, ti chiedono "scusa Bruno, ma quest'anno hai fatto qualcosa di nuovo?” e se la risposta è no rischi che dicano “mamma mia sempre quelle giostre!”. A ispirare il tutto e a scatenare la creatività è averla dentro e aver voglia di fare». Mentre alla domanda “Siete appassionati di meccanica?” la risposta del nipote Francesco è ancora più verace: «Siamo intenditori, più che altro. Bisogna avere occhio e così viene spontaneo. La meccanica è davvero interessante, passiamo ore a vedere i componenti e capire come sono fatte le cose. Entri in un'ottica di ragionare sul perché una vite è lì e a cosa serve. Bisogna avere la mente predisposta a fare esperimenti e provarli». La bellezza di questa storia risiede in tanta genuinità unita a un successo letteralmente planetario dovuto dapprima al passaparola, finché questo non ha portato a "I Pioppi" dei videomaker di Fabrica (il centro di ricerca sulla comunicazione della vicina Benetton) che hanno realizzato un documentario e l’hanno spedito a testate quali la BBC e il Guardian. Continua così Bruno: «Arrivano turisti da tutto il mondo, le varie TV han visto, sono venute di conseguenza. Ieri è arrivata una famiglia da Chicago che ha fatto tre giorni a Venezia e ora devono andare sul Garda e nel tragitto si sono fermati qua». Un luogo dove il tempo morto non esiste, dove si ricordano a tante generazioni i loro giochi. Afferma Bruno: «I giovani son sempre lì col “pincionetto” (smartphone). Non si riesce a prendere un filo, un aggancio alla conversazione. Non c'è un argomento o cade subito perché non sentono e non vanno avanti con i discorsi. Questi giochi le persone devono viverli in prima persona, sono coinvolti. I giovani – anche di vent'anni, non solo bimbi – non fanno più grossi ragionamenti, solo cipria. Superficialità. Speriamo che un domani capiscano l'importanza di far funzionare la materia grigia sennò ci troviamo degli automi». L’importanza di recuperare il ragionamento anche attraverso i giochi non significa così “solo” fermare il tempo, ma si tratta anche di recuperare la bellezza, la parte più formativa di quello passato, comune e trasversale a tantissime generazioni. Uno spirito che fa arrivare qui, nelle belle domeniche estive, fino a 2000 persone. Un segnale da leggere in positivo, in quanto offre la percezione che il messaggio di necessaria aderenza alla realtà, invocato da Bruno e dalla sua bella famiglia, sia condiviso da tutti coloro che almeno una volta hanno spinto un’altalena.






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