Percorsi di Pace a Farra di Soligo

La memoria della Grande Guerra deve essere oggi monito per la pace. I percorsi di pace dei credenti passano necessariamente per la preghiera e attingono alla testimonianza in particolare dei santi. È a cominciare da San Francesco d’Assisi, colui che invita a pregare “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”, che si snoda il cammino/memoriale della guerra approvato dal Comune e ideato da un gruppo di persone con don Brunone De Toffol nel centro di Farra di Soligo (TV), posto nelle immediate retrovie del fronte del Piave ove l’orrenda guerra ’15-’18 si risolse. Proprio nel giorno centenario della c.d. “vittoria” si sono calcate a Farra le orme dei soldati italiani e austriaci, e dei tanti civili del luogo, che anche qui resero la vita nel fiorire dei loro giovani anni (la locale filanda Vedovati era diventata ospedale da campo dell’esercito imperiale e vide passare all’altra vita ben 110 soldati austroungarici feriti). “Per che cosa”, si è chiesto l’arcivescovo nunzio apostolico mons. Alberto Bottari de Castello celebrando la messa che ha preceduto l’uscita di chiesa con gli alpini e tanta gente e rappresentanze di associazioni, nella mattinata del 4 novembre di cielo terso a non dirsi, dopo e prima di giorni piovigginosi, caliginosi e pericolosi. Un segno di approvazione del cielo? Certo di presenza di quanti brillano lassù per il sacrificio della vita fatto senza ribellioni e spesso lasciando belle testimonianze di fede. I loro nomi si mostrano fitti alla meditazione su guerra e pace nell’incavo della ripristinata Torre dei Broi e la memoria di essi si ripresenta oggi a ogni tocco della campana “figlia”, riproduzione a scala ridotta di quella celebre di Rovereto, che di recente è stata issata alla sommità di quella. Qui arrivano i “percorsi di pace” di Farra, benedetti tappa per tappa: e sono state dieci queste soste, che tutti potremo ripetere, anche da soli e perciò in opportuno silenzio, guidati dagli altrettanti cippi o “totem” piantati lungo un iter che va dal parco giochi retrostante la parrocchiale al memoriale della Torre dei Broi e della Pace.

Nove santi e beati, celebrati nella loro unità e interezza di numero (“Tutti i Santi”) in questo stesso mese conclusivo del centenario della prima guerra, si propongono alla meditazione sulla pace del moderno viandante, spesso ignaro degli orrori di un secolo fa. Ognuno di essi, pur vissuti in tempi diversi, prima e dopo di allora (e il dopo la grande guerra non fu di duratura pace per l’umanità), ha un incoraggiamento alla semina di pace da dare, scritto qui nelle lingue di popoli d’Europa che furono nemici - e oggi, grazie a Dio, sono grandi amici - e anzitutto nella lingua più universale, quella della preghiera. Ci imbattiamo così, dopo il cantore della pace e del creato che siamo chiamati a difendere (anche la sua salvaguardia è urgente questione di pace!), negli identikit per immagini e biografia di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), vittima dell’altra guerra mondiale, e in Carlo I d’Austria, il sovrano avverso alla guerra ora centenaria, Santa Francesca Saverio Cabrini, che ci ricorda l’accoglienza di pace degli stranieri scritta da Gesù nelle beatitudini, San Marco evangelista patrono di queste nostre genti  venete (pax tibi Marce!); e poi il San Giovanni Paolo II del “mai più la guerra, avventura senza ritorno!”, la Premio Nobel per la pace Santa Teresa di Calcutta che optò per i poveri, cioè per la pace, e i due beati conterranei missionari Odorico da Pordenone e Marco d’Aviano, coraggiosi frati di pace, l’uno fino agli orizzonti della pace da disegnare oggi con la Cina e l’altro della pace da tutelare e difendere - “ma sembra che la lezione non sia stata imparata”, ha ammonito papa Francesco all’Angelus dell’11 novembre - in questa Europa che non deve depotenziare lo spirito di unione fra le nazioni che le ha garantito lunga pace e sviluppo in questi nostri decenni.

L’esito e il vertice dei “percorsi di pace” farresi, realizzati grazie anche al Comitato Imprenditori Veneti di Diotisalvi Perin con alcuni sponsor, è l’“Albero della vita”, cioè il Cristo dal quale sgorga la vita dalla morte, che vince su questa, lui “ipse pax”: risurrezione anche per tanti caduti e pegno della stessa nostra ricongiunzione a loro nella Pace (P maiuscola), che annunciamo da cristiani essere il Regno della Vita senza fine è un’opera in bronzo collocata accanto alla targa dei caduti austroungarici e farresi militari e civili, donata dai figli del compianto scultore solighese Domenico Dalla Stella.

Walter Arzaretti






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