QualBuonVeneto

17 Dic 2020


Servizio di Assistenza Domiciliare, questo sconosciuto

Una finestra su un mondo che troppo pochi conoscono, quello dei 200 Oss della Cooperativa Sociale Itaca che ogni giorno in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Alto Adige entrano in punta di piedi nelle case di oltre 1500 persone anziane fragili e delle loro famiglie.
Cercando sul web informazioni, articoli o analisi sui servizi di assistenza domiciliare si trova poco o nulla. Non ci sono articoli che parlino del SAD, Servizio Assistenza Domiciliare, ce ne sono pochissimi sull'ADI, Assistenza Domiciliare Integrata. Per contro, si riscontra una messe di materiale sulla futura figura dell’infermiere di famiglia e sull’infermiere di comunità, arrivata con il decreto Rilancio di questa estate, ma su cui ancora si vede ben poco.
«Mi sono chiesta come mai non si parli di un servizio così essenziale come l’assistenza a domicilio rivolta a persone fragili, di cui la maggior parte anziane – afferma Anna La Diega, vicepresidente e responsabile dell’area Anziani della Cooperativa sociale Itaca –, il cosiddetto SAD, richiamato in tutti i documenti di indirizzo sulle LTC, Long Term Care, sempre citato come il futuro dell'assistenza che mira al mantenimento della persona a casa propria con il supporto graduale della rete dei servizi sanitari e socio sanitari territoriali, mano a mano che cresce il bisogno della persona».
Eppure, durante l'emergenza Covid 19, non se ne parla, «nonostante il SAD venga citato sin da subito nel Rapporto dell'ISS n. 1 del 7 marzo 2020, dove si fa riferimento al sostegno sociale dei soggetti in isolamento al domicilio, che necessita di misure di sostegno sociale per il corretto svolgimento della quarantena».

LA SCHEDA

La Cooperativa sociale Itaca gestisce servizi di assistenza domiciliare dislocati in un territorio molto vasto, che comprende Friuli Venezia Giulia, Veneto e Alto Adige – SüdTirol. Sono oltre 200 gli operatori socio sanitari che ogni giorno si rivolgono ad oltre 1500 beneficiari, nella più parte donne sia i primi sia i secondi, all’interno di oltre 20 servizi. In Friuli Venezia Giulia Itaca è presente nei SAD di Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento, Carnia, Udine, Latisana, Monfalcone e Gorizia, ma anche nel servizio di consegna pasti caldi a domicilio in Basso e Alto Isontino; in Veneto a Cavallino Treporti, Gaiarine e Portogruaro; in Alto Adige a Brunico.

SAD: UN SERVIZIO PER GLI ANZIANI FRAGILI E LE LORO FAMIGLIE

Il servizio di assistenza domiciliare non sostiene solamente le persone rimaste isolate per la quarantena. «Ogni giorno attraverso il SAD i nostri Oss raggiungono centinaia di persone sole al proprio domicilio, parzialmente o completamente non autosufficienti – spiega Anna La Diega –, magari a rischio di emarginazione o con altre fragilità sociali o psichiche che, in questo momento di restrizioni più o meno rigide, stanno vivendo ancora più in isolamento, non solo fisico, ma anche sociale, relazionale ed emotivo».
In molti, probabilmente, non sanno che il SAD non raggiunge solo persone sole ma interi nuclei familiari, «con caregiver stanchi e provati da questi lunghi mesi di cura del proprio caro e che necessitano di aiuto, consigli o semplicemente di uno scambio relazionale, “quattro chiacchiere” che alleggeriscano il carico fisico ed emotivo della vita in casa ai tempi del Covid-19».
Tutte queste famiglie hanno bisogno di un aiuto pratico, dall’igiene personale all’alzata dal letto, dal riassetto della casa alla spesa, fino alla preparazione dei pasti o alla fornitura di un pasto caldo. «Ma hanno bisogno anche di sostegno relazionale, che restituisca valore e dignità alle persone anziane che beneficiano del servizio».

GLI OSS ENTRANO IN PUNTA DI PIEDI NELLE CASE DELLE PERSONE

«Ogni giorno centinaia di professionisti, soprattutto Oss, entrano nelle case altrui in punta di piedi, superando o convivendo con la paura di poter contrarre il virus o di portarlo nelle case. Partono al mattino presto per compiere ognuno il proprio giro di assistenza tra tante case, tante vite, tante storie e tante fragilità».
Gli operatori socio sanitari portano con sé la propria divisa di lavoro, i Dpi necessari per poter gestire qualsiasi tipo di assistenza, sia in un contesto "normale" sia in presenza del Covid-19, usano gel disinfettante in quantità e igienizzano l'auto di servizio tra una persona e l'altra.
«E ogni giorno ripercorrono mentalmente le procedure e i protocolli che devono mettere in atto – prosegue la vicepresidente di Itaca –, le attività che devono svolgere, i tempi che devono rispettare per garantire a tutti la giusta assistenza, pur sapendo che, nonostante tutta la programmazione fatta, l'imprevisto è sempre alle porte, e devono essere pronti ad affrontarlo con professionalità, trovando soluzioni veloci, efficienti ed efficaci».
Quando poi accade, e succede, che si trovino a dover “gestire” una persona positiva al Covid-19, «subentra la umana paura prima di entrare in casa, l'attenzione alle rigide pratiche di vestizione e svestizione. E proprio perché entrano nelle case di altre persone, l'attenzione a procedure e protocolli – sottolinea La Diega –, a fare il meglio possibile, è sempre ai massimi livelli. Perché gli Oss sono quei professionisti, completamente bardati di mascherine, visiere, guanti, camici, cuffie, sovrascarpe e qualsiasi altro Dpi necessario, che entrano nelle case altrui, in una stanza che magari ha troppi mobili per muoversi correttamente o il letto troppo basso per fare una movimentazione sicura».
È tempo di «uscire da una logica socio-assistenziale che, in parallelo alla non autosufficienza, nei fatti considera la carenza o la debolezza di reti familiari e di risorse economiche quali criteri prioritari per l’erogazione dei servizi. Il SAD, invece, può avere un ruolo maggiormente specialistico e da protagonista nell’assistenza agli anziani non autosufficienti. È importante ricordare – chiosa La Diega – che l’unica volta che lo Stato italiano ha definito un proprio progetto per i servizi domiciliari, nell’ambito di un disegno sull’assistenza agli anziani nel suo complesso, è stato nel 1992, con il “Progetto obiettivo anziani” nazionale. È ormai tempo di cimentarsi di nuovo con questa sfida».





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