QualBuonVeneto

19 Mag 2022


Tra i filari delle Calpene

Incontriamo la famiglia Dalla Libera

…(continua da Finestre sulle Calpene)

Nel 1999 Villa Gera-Amadio-Maresio è stata acquistata da Francesco Dalla Libera, instancabile agricoltore titolare di una avviata attività vinicola tra le colline valdobbiadenesi. La passione lo ha portato a far crescere e ampliare l’azienda agricola di famiglia, approdando sulle dolci colline della Calpena.
Il podere acquistato dalla famiglia Dalla Libera era composto da piccole porzioni di vigneto per le necessità personali delle famiglie, un boschetto e il resto dei terreni era adibito a pascolo e a fienagione.
La signorile abitazione di campagna ora è frequentata giornalmente dal “patriarca” Francesco, presente tra i filari, e dai suoi figli, Andrea e Mauro, i quali si dividono i compiti per la coltivazione dei vigneti di Prosecco. In particolare Mauro, enotecnico, segue la cantina, mentre Andrea, con un passato nel settore turistico-ricettivo, preferisce occuparsi dei terreni.
Le viti in Calpena necessitano di cure e attenzioni maggiori rispetto che in altre località: il terreno è argilloso, a struttura compatta, più difficile da dissodare. Un anziano agricoltore della Calpena, in questi giorni primaverili, scendendo dal trattore lo conferma: “Nelle Calpene la terra è pesante, in più resta sempre attaccata, anche alle suole delle scarpe!”.
Il terreno argilloso della zona ha contribuito alla formazione nel fondovalle di un laghetto per la raccolta dell’acqua piovana, che oggi, in caso di necessità, viene utilizzata per l’irrigazione dei vigneti.

Incontriamo Andra Dalla Libera che ci parla del suo lavoro: «In viticultura è difficile trovare la perfezione, perché è la natura che decide il suo corso – dice con saggezza tipica d’agricoltore – Se il tempo è clemente e ti dà una mano si possono raccogliere anche le soddisfazioni. Ci vuole passione e dedizione nel gestire i vigneti di famiglia, non si possono contare le ore di lavoro!». Parlando di colline e viti, vien spontaneo il richiamo a quel che è stato un traguardo per la Terra del Prosecco Conegliano-Valdobbiadene: l’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco, dopo un lungo iter iniziato nel 2008. «Con il riconoscimento a Patrimonio Unesco abbiamo aperto gli occhi e le finestre, credo in ritardo, su un territorio che già c’era» asserisce Dalla Libera. E, a proposito della villa settecentesca, «continuando a fare i vignaioli – rende noto – ci piacerebbe farla rivivere! L’edificio ha un giardino per l’inverno a nord, rivolto verso Ogliano, e un altro per l’estate a sud, rivolto verso i Gai. La vista dal balcone spazia su un anfiteatro naturale; il posto attorniato da colline e vigneti è una continua alternanza di colori sui toni del verde, marrone, azzurro... Questa è la location scelta dal regista Antonio Padovan per il film “Finché c’è prosecco c’è speranza” presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2017. Nel film, la villa è il luogo in cui il commissario Battiston va a trovare la figlia del conte Lancillotto. Sarebbe bello che quella che oggi è “Villa Dalla Libera” divenisse il simbolo delle Calpene, e magari, perché no, apparisse sulla copertina di un nuovo libro, tutto da scrivere, che potrebbe avere per titolo “Finché c’è prosecco c’è allegria!”».






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