Il Granellino

22 Lug 2019


Amore, il più bel canto

Chi ama non può stare senza l'amato. La sofferenza più grande per chi ama è non vedere e abbracciare l'amato. Esorto i miei lettori a leggere e meditare il Cantico dei Cantici, uno dei libri più belli e significativi della Bibbia, ma anche il libro più sconosciuto dai cattolici.
In questo libro si vede il desiderio struggente della sposa nel cercare lo sposo che si era nascosto dalla sua vista. La sposa non trova pace fino a quando non lo trova per abbracciarlo e unirsi a lui.
Chi è lo sposo della nostra anima? È Gesù Cristo, il più bello tra i figli di Adamo. Il fine della nostra vita cristiana è realizzare l'unione divina (il matrimonio) con Cristo. Si raggiunge l'unione divina quando, come San Paolo, si può dire: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me".
Ci sono giorni e settimane(a volte anche anni) in cui Gesù Cristo si nasconde dalla nostra vista per metterci alla prova. Egli vuole assicurarsi che lo cerchiamo non per quello che ci dà, ma perché è il Signore. Il non vedere e gustare più la presenza del Signore è terribile, come dicono i mistici. La prova, nel linguaggio mistico, è chiamata la notte dello spirito. Il cammino di fede è fatto di molteplici notti dello spirito. Più si ama il Signore, più fitta è la notte dello spirito che è sempre un tempo di purificazione interiore. Più si supera la prova, più forte è l'esperienza dell'abbraccio di Dio.
Maria Maddalena ama pazzamente Gesù. Ella era una donna tormentata da molti vizii. L'incontro con Gesù l’ha liberata dai suoi tormenti e schiavitù interiori. Ha visto che Gesù l'ha guardata e accolta come nessun uomo al mondo. Gesù le ha donato la vera dignità di donna. Per questo motivo ella piange per Gesù che non vede più. Ma Gesù non la lascia nel suo sconforto e dolore. Le appare da Risorto. E c'è grande gioia nel cuore di Maria Maddalena. Beati quelli che cercano Gesù seriamente perché non saranno delusi.
Sii fedele nella prova e vedrai la gloria del Signore, sempre più e sempre meglio.

Riferimento: Gv 20,1-2.11-18














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