05 Ott 2019


Annunciare con Gioia

Anch'io, come i discepoli, tornando a Napoli nella mia casa religiosa, il mio cuore è sempre ricolmo di gioia. Spesso la mia gioia non scaturisce dal fatto che ho scacciato i demoni, ho aperto gli occhi ai ciechi, ho fatto udire i sordi, ho fatto parlare i miti e camminare i paralitici. Niente di tutto questo. Però mi sto attrezzando per fare questi miracoli. Una cosa è certa: quando la gente sa che in una chiesa c'è un uomo o una donna con il carisma di fare miracoli, la chiesa è strapiena.
Invece il motivo della mia gioia scaturisce dalla consapevolezza che i fratelli mi accolgono con gioia, mi ascoltano con interesse e mi dicono che la parola annunciata e ascoltata ha messo nel loro cuore il desiderio di vivere la vita cristiana più intensamente e fedelmente.
Prima di iniziare gli incontri di catechesi e di preghiera, predico anzitutto a me stesso e prego per me perché il Signore non mi rimproveri dicendo: “Non rallegrarti perché la gente pende dalle tue labbra e ti esalta, ma rallegrati che il tuo nome sia scritto nel libro della vita". Non vi nascondo che, a volte, il rimprovero va diritto al mio cuore. Il demone dell'orgoglio è sempre in agguato.
L'orgoglio è un grande ostacolo per ricevere dallo Spirito Santo le rivelazioni del mistero cristiano. Lo Spirito rivela la scienza, la sapienza e l'intelligenza delle cose del cielo agli umili. Senza l'effusione dello Spirito Santo l'uomo annuncia ciò che non ha mai visto e conosciuto. Si annuncia il Vangelo per sentito dire e non per esperienza personale.
Dove c'è questo tipo di annuncio la comunità cristiana è solo un'associazione umana.

Riferimento: Lc 10,17-24






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