Il Granellino

10 Ago 2018


Graticola e santità

Io so perché mi chiamo Lorenzo. Non mi chiamo Lorenzo perché i miei genitori fossero devoti di Lorenzo martire, ma, a detta dei miei genitori, fu un mio zio di nome Lorenzo Montecalvo che chiese a mio padre, suo cugino, di darmi il nome Lorenzo. Era uno zio molto ricco. Era proprietario di molti ettari di terreno e di molte greggi di pecore. Era sposato, ma senza figli. Perciò, chiese a mio padre che io mi chiamassi Lorenzo con la promessa che, quando sarei diventato grande, mi avrebbe lasciato parte del suo patrimonio. Ma ciò non è accaduto. La promessa non è stata mantenuta. Solo Dio dà quello che promette. Infatti un giorno Dio mi disse: "Seguimi e ti farò ricco". E mi ha reso ricco: donandomi la fede, il sacerdozio, il dono di essere membro della famiglia religiosa vocazionista, molti amici veri il cui affetto è stato il mio conforto e la mia forza nei momenti in cui sono stato messo su una graticola infuocata da alcuni amici non veri. Anche questi sono stati un dono del Signore perché questi falsi amici mi hanno insegnato ad amare. Senza il fuoco della croce non si diventa santi. 
Si dice che San Lorenzo, "brascioletta" di Dio, abbia detto ai suoi carnefici dopo essere stato bruciato da una parte del corpo: "Giratemi dall'altra parte". Io non sono ancora pronto a dire la stessa cosa. 
San Lorenzo martire amava i poveri e con gioia dava tutto se stesso per alleviare la loro sofferenza. Diceva che i poveri erano la sua ricchezza.
Nella casa dove c'è amore per i poveri il pane non verrà mai meno. Il Signore benedice chi dona il pane agli affamati. Voglio sperare che i poveri che hanno ricevuto e riceveranno il pane da me mi accoglieranno nella casa del Padre e i poveri che non stati aiutati mi perdonino.
San Lorenzo era un diacono e la sua missione era quella di servire i poveri della comunità cristiana. Oggi, nella Chiesa, ci sono alcuni diaconi che vogliono solo servire Gesù Cristo all'altare e non i poveri. Chi ha orecchio per intendere intenda.
 
Riferimento: Gv 12,24-26













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