Il Granellino

01 Ago 2019


Il vecchio e il nuovo

I latini, quando dicevano che una cosa o una persona era vecchia, significava che quella cosa o persona era inutile, cioè non aveva più valore e quindi era destinata ad essere gettata via. In alcuni c'è questa mentalità: il giovane non è da ascoltare perché, non avendo fatto molte esperienze, non ha niente da insegnare e la persona anziana è da scartare perché pensa ancora all'antica.
Chi è la persona veramente saggia? Lo dice Gesù nel Vangelo di oggi: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche". È vero, non tutto ciò che è vecchio è da scartare e non tutto ciò che è contemporaneo è da rifiutare. Sia nel vecchio che nel nuovo c’è sempre qualcosa di bello e di buono che bisogna accogliere e promuovere.
Il vero cristiano ha ricevuto dallo Spirito Santo lo spirito di discernimento, cioè la sapienza del cuore. Egli si mette in ascolto quando il giovane parla di Dio. Il giovane è pieno di entusiasmo. Il suo linguaggio non è arcaico, è creativo, non è ripetitivo. L'anziano nella fede non disprezza il giovane che è all'inizio di un cammino di fede. Egli emula ciò che di bello e di buono vede nel giovane. Anche il giovane non disprezza di ascoltare l'anziano e non rifiuta di vivere alla sua presenza. Quando l'anziano parla di Dio per esperienza non fa altro che confermare quello che il giovane sa per sentito dire. Tra i cristiani non c'è "generation gap".
Se il giovane sta sempre tra i suoi coetanei è destinato a non conoscere il bello e il buono dei tempi passati, dimenticando che la storia insegna. L'anziano che vuole stare sempre con i suoi coetanei non si rende conto del nuovo che scorre e diventa così nostalgico del passato rifiutando il bello e il buono che il giovane manifesta.
Purtroppo la Chiesa ha sempre diviso la parrocchia in gruppi: i bambini con i bambini, i giovani con i giovani e gli anziani con gli anziani. Quante divisioni nella Chiesa! La Pentecoste unisce e non divide.

Riferimento: Mt 13,47-53














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