Il Granellino

11 Giu 2018


L'amore non si compra né si vende

(Mt 10,7-13)
Le cose di Dio non si vendono. Neppure si comprano. "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" dice il Signore. Purtroppo, quando le relazioni umane sono fondate sull'amore verso il danaro, tutto ha un costo. Quando questo accade nella Chiesa, essa diventa un mercato. La ricchezza spirituale viene dall'alto gratuitamente e dev'essere dispensata gratuitamente.
Esiste ancora la simonia nella Chiesa? Anzitutto, cos'è la simonia? Leggiamo negli Atti degli Apostoli che Simone il mago, vedendo Pietro che faceva miracoli e prodigi nel nome di Gesù, gli chiese quanto danaro volesse per comunicargli il carisma che aveva. Ma Pietro lo mandò via rivolgendogli parole molto dure.
Nel mio lungo ministero sacerdotale ho notato che certi "cristiani", quando vengono a sapere che un uomo di fede ha dei carismi speciali, sono disposti a fargli stravaganti offerte in danaro per ottenere qualche favore dal cielo. Se l'uomo carismatico non è forte nella fede, cade facilmente nella tentazione di affezionarsi al danaro. E finirà male.
Noto anche che ci sono "cristiani" che si recano ai santuari offrendo oro e argento per ricevere qualche grazia. Sì, ci sono "cristiani" che, nella loro ignoranza, praticano la simonia. Questo non è cristianesimo, ma paganesimo. E ci sono ancora molti pagani nella Chiesa. Anche tra il clero ce ne sono alcuni, purtroppo.
Nel passato molti ricchi, dopo aver vissuto una vita dissoluta, lasciavano i loro beni materiali alla Chiesa pensando di conquistarsi il Paradiso. Il Paradiso l'ha conquistato gratuitamente Gesù Cristo per noi. Qualche lettore mi chiede: "Padre, quanto chiedi per venire a predicare nella mia parrocchia?". Ed io: "Niente. Però ricordati che non viaggio gratis in treno". Certo, l'operaio è degno della sua mercede, come ci ricorda Gesù.
L'amore non si compra né si vende. Esso è un dono dato e ricevuto gratuitamente. Il "do ut des" nelle relazioni spirituali con il Signore e con il prossimo è simonia. Ed è un grave peccato.













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