Il Granellino

12 Mar 2018


Lettera di un romano a Elazioria (Gv 3,14-21)

Rivelazione d'amore

Cara Elazioria, spero ti ricordi quel passo in cui uno dei capi dei Giudei, chiamato Nicodemo, andò da Gesù, di notte! Sai perché andò di notte? Forse perché non voleva essere visto da alcuno… oppure non voleva compromettersi. Questo capo dei giudei riconosceva che Gesù era maestro, infatti, all’inizio del suo dialogo dice: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Dopo che Gesù ha parlato del “nascere dall’alto per vedere il regno di Dio” e dell’importanza del credere in Gesù, che è il Figlio dell’uomo, disceso dal cielo, inizia a parlare, in modo simbolico, della sua morte in croce e del valore salvifico di questa morte (Gv 3,14-21). Non parla di uno che sarà crocifisso, ma usa il verbo innalzare: «È necessario che il Figlio dell’uomo sia innalzato». Effettivamente Gesù, appeso al legno, è stato innalzato da terra.  Per fare capire al suo interlocutore, Gesù richiama un avvenimento dell’Antico Testamento: il gesto di Mosè nel deserto, quando innalza un serpente di bronzo che riesce ad annullare la morte portata dai serpenti, nel deserto, simbolo del male che trionfa su chi si allontana da Dio: chiunque sollevava lo sguardo verso il serpente di bronzo era salvo, anche se era stato già morso. Così, Gesù afferma che: «E come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo». Gesù non parla di “innalzarsi” ma lo dice in modo passivo “essere innalzato”. Non sono gli uomini che lo innalzano, ma è Dio stesso che lo innalza. Se Dio ha innalzato suo Figlio, lo ha fatto per svelare il suo amore per l’umanità. Allora, l’innalzamento di Gesù è la rivelazione dell’amore. Nella Croce non vediamo solo il supplizio, la sofferenza di Gesù ma anche e soprattutto l’amore di Dio, l’amore di Gesù che “ha amato i suoi fino all’estremo”. L’ora della passione e della croce, l’ora dell’innalzamento, è l’ora della manifestazione dell’amore: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito. Ma è anche l’ora in cui Gesù rivela la sua divinità, il suo essere Dio. Per questo Gesù dice anche: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo», ossia lo avrete materialmente messo in croce, «allora conoscerete che Io Sono (Es 3,14)» (Gv 8,28), che io sono come Dio. E ancora: «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Quale dovrebbe essere allora il nostra atteggiamento? Gesù dice che dobbiamo rivolgere il nostro sguardo su Gesù in croce e credere in questo gesto d’amore e di donazione completa. Dobbiamo credere affinché possiamo avere la vita eterna. Molte volte, il Venerdì Santo, immaginiamo Gesù appeso sulla croce e dimentichiamo che “fu innalzato” per Dio, segno del suo amore verso di noi; che credere in questo gesto è fare sì che noi continuiamo, come cristiani, a manifestare l’amore verso tutti. Gesù dice «chiunque crede abbia la vita eterna»: è dunque credere nel suo amore; è credere che per avere la vita eterna dobbiamo anche noi amare i nostri fratelli.

Un abbraccio fraterno      

p. Osório, imc






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