Il Granellino

06 Lug 2016


LO SLANCIO MISSIONARIO

Lc 10,1-9.17-20

[In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.] Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città». I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Riflessione

Il brano evangelico è inserito nel contesto del viaggio di Gesù verso Gerusalemme (Lc 9,51-19,27), e più precisamente nella prima sezione (9,51-13,20), dopo il brano ove Gesù presenta le esigenze della vocazione apostolica: “lascia che i morti seppelliscano i loro morti”. Ora, trattasi dell’invio dei settantadue discepoli. Sono impressionanti alcune sfumature e sottolineature dell’evangelista Luca: nel capitolo 9, si tratta dell’invio dei dodici, numero delle tribù d’Israele, e questi sono stati inviati proprio a Israele (Luca afferma infatti che “giravano di villaggio in villaggio”). Nel capitolo 10, invece, trattasi di settantadue discepoli, numero tradizionale delle nazioni pagane e che può significare “tutti i popoli”: tutti dunque vengono “designati” e poi “inviati davanti al Signore in ogni città e luogo “. Un aspetto da sottolineare: tutti sono designati e inviati per evangelizzare ovunque, in ogni città e luogo. Questo è un richiamo. per la comunità cristiana. ad attingere allo slancio missionario in un tempo in cui la chiesa è chiamata a puntare sulla nuova evangelizzazione. La comunità deve sentirsi “apostolica” e “missionaria” poiché l’invito a vivere pienamente la dimensione missionaria della chiesa non è riservato solo ai dodici (Lc 9,1-6), ma è rivolto a tutti.

Gesù invia la comunità e la invia in coppia, “due a due”, per un reciproco aiuto ma anche per la forza e validità della loro testimonianza. Egli invia ad andare in “ogni città e luogo”, cioè i discepoli devono andare persino là dove l’uomo abita, nelle case, nei luoghi dove si vive la quotidianità, nelle famiglie. Ogni singola persona o famiglia deve ricevere la testimonianza dei discepoli e l’annunzio del Vangelo. Si tratta di vivere pienamente ciò che la nostra chiesa diocesana ci invita a realizzare con il progetto del “Vangelo nelle case” per conoscere profondamente Gesù di Nazaret.

Per vivere questa missione comunitaria, il brano rappresenta un piccolo “manuale di istruzione” per tutti coloro che vogliono annunziare il vangelo. Dobbiamo avere la consapevolezza che la missione non è individuale, bensì comunitaria, e dobbiamo viverla con una profonda corresponsabilità: tutti devono sentirsi responsabili della missione e dunque devono pregare il Signore della messe affinché mandi operai; l’inviato è esortato a ricordare che deve viaggiare molto leggero “non portare borsa, né sacca, e né sandali”; è un richiamo a vivere la missione nella semplicità e nella povertà, affidandosi solo alla provvidenza divina, e ad essere portatori di pace.






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