12 Dic 2019


Violenza che distrugge, violenza che costruisce

C'è una violenza che distrugge e una violenza che costruisce. La violenza che distrugge si chiama "ira". L'ira è un sentimento vendicativo che ha per mira la distruzione fisica o morale di colui che ci ha offeso. Una parola o un'azione irosa può mandare in rovina ciò che è stato costruito con molto tempo. L'ira è diabolica.
Purtroppo questa è una generazione violenta. C'è violenza tra marito e moglie, tra genitori e figli, per le strade e nei luoghi pubblici.
Di solito è violento chi non si sente e vive come figlio di Dio. La consapevolezza di non essere abitato da Dio Padre, Figlio e Spirito Santo fa uscire dal nostro cuore la violenza. La folla chiese a Pilato di lasciare libero Barabba, colui che voleva liberare Israele dai Romani spargendo sangue. Violenza genera altra violenza. Non c'è fine alla violenza.
Qual è invece la violenza buona? È quella rivolta a se stessi per non essere violento verso gli altri. A volte ho sentito dire da uomini di fede: "Padre, ci sono momenti in cui mi devo mordere le labbra per non rivolgere parole offensive a chi è sgarbato con me!". San Francesco si gettò in un roveto di spine per vincere una tentazione contro la castità. Invece una certa psicologia insegna che bisogna dare sfogo a tutti i nostri istinti per non soffrire.
Ogni mattina, nella mia comunità parrocchiale, durante l'Avvento c'è un bel numero di fedeli che alle sei viene a lodare il Signore con il suo pastore. Ci vuole violenza su stessi per svegliare l'aurora, come faceva Gesù.

Riferimento: Mt 11,11-15






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