Immaginare

19 Ott 2018


A favore della fragilità

Cari lettori bentrovati,

dopo la prima “puntata” introduttiva, rindossiamo i panni da esploratori e ci addentriamo dentro una particolare foresta.
Nello scorso articolo abbiamo considerato maghi, eroi, cavalieri e di come le loro storie siano anche parte delle nostre storie (anche dal punto di vista spirituale).
Quando evochiamo i personaggi “mitici”, gli aspetti che assaporiamo da subito sono la loro forza, il loro coraggio, la loro perseveranza, i loro poteri…    
Molto spesso, però, ci scordiamo delle loro difficoltà e delle loro vicissitudini interiori.
Ultimamente si è riscoperto anche il valore della fragilità sotto ogni aspetto: molto spesso i personaggi che noi amiamo maggiormente sono coloro che “cadono per poi rialzarsi”.
Magari conosci lo scrittore Alessandro D’Avenia, nel 2016 ha pubblicato un testo intitolato L’arte di essere fragili e, attraverso le parole di Leopardi, porta il lettore a valorizzare in toto la fragilità. La frase che mi è rimasta come una sorta di “motto” è questa: L’arte da imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di saper essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti. 
Un altro autore che ti consiglio è Enrico Galiano, anche lui nel suo primo romanzo Eppure cadiamo felici, ha indagato il mondo delle fragilità e delle “cadute” soprattutto considerando l’età dell’adolescenza.
Oggi, in questo tempo, sembra che la fragilità sia cosa da “sfigati”, che sia per deboli, per coloro che hanno scelto volutamente il fallimento: solo il successo, la forza e la fama rendono VIP!
I NIP, invece, possono tranquillamente sopravvivere dentro i loro problemi, talvolta anche praticare una religione o essere praticanti denota, per molti, una sorta di debolezza e fragilità.
E i nostri amici “eroi”? Hai mai pensato a come abbiano superato mille difficoltà dopo le loro cadute?
Cercherò di affrontare questa tematica anche in un workshop al Lucca Comics & Games nella sezione educational.
Attenzione: pericolo di qualche piccolo spoiler!
Spiderman: è un adolescente che si pone mille domande, è indeciso su come utilizzare i suoi poteri, deve fare delle scelte che comportano molte “crisi”.
Thor: nell’ultimo film perde il suo martello, si sente perso, è convinto che senza la sua arma tutto sia perduto.
Gandalf: ha grande timore del Balrog, teme di affrontarlo perché si ritiene inferiore.
Harry Potter: mano a mano che aumentano le difficoltà si “perde” in mille domande e teme di deludere i suoi amici.
Aslan: nonostante la sua forza, si trova in balia della Strega Bianca e “soccombe” sulla tavola di pietra.
Bilbo: teme di affrontare il viaggio, l’avventura lo spaventa e rimpiange di continuo “la comodità e le colazioni nella cara Contea”.
Bruce Banner-Hulk: se hai visto l’ultimo Avengers Infinity War avrai notato come anche il “gigante verde” sia caduto sotto i colpi di Thanos e non riesca più (per il momento), a superare l’impatto.
La lista potrebbe riempirsi di personaggi che falliscono di continuo!
Se poi vai a scovare i vari finali, invece, mi sovviene di suggerirti la parola utilizzata da Tolkien nei suoi scritti: l’“eucatastrofe”, cioè una felice catastrofe in quanto ognuno dei vari protagonisti “si rialza” ritrovando dentro se stesso, grazie agli amici, dai desideri, dai sogni, dai progetti… nuova forza vitale che permette di affrontare anche il più grande dei pericoli.
E visto che abbiamo considerato il mondo religioso, se andiamo a considerare le nostre fragilità spirituali forse ci possiamo consolare: anche in questo campo, per fortuna, possiamo vivere la “bellezza di essere fragili”, se osserviamo la vita dei santi non scopriamo proprio questo?

Buona fragilità!

[Immagine di Alberto Sartori]






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