La Dimensione Spirituale

08 Mar 2017


#8MARZO: COSTRUIRE ARMONIA

L’8 marzo è una di quelle ricorrenze che, col passare del tempo, vede sfumare il proprio significato. Anziché commemorare una vicenda dolorosa, confrontarsi con il passato, riflettere sul presente e delineare un futuro possibile, si cercano solo svariati modi per... festeggiare.

Questa giornata è molto più che una piacevole occasione per ricevere auguri e divertirsi tra amiche. Al centro di questa ricorrenza c’è la necessità di riflettere su cosa significa essere donna oggi nei luoghi e negli spazi del quotidiano: sul posto di lavoro, dentro le mura di casa, all’interno della rappresentanza politica.

La mobilitazione globale delle donne - organizzata in oltre 40 Paesi - raccoglie proprio questa necessità. In Italia, lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo (lavoro di cura) è stato promosso dalle femministe di Nonunadimeno come continuazione di un percorso cominciato il 26 novembre scorso con una grande manifestazione a Roma (che ha visto 200mila persone schierarsi contro la violenza sulle donne in tutte le sue forme) e con un’importante assemblea tenutasi il giorno successivo all’Università La Sapienza. Un’esigenza nata dunque dal confronto e dal dialogo di gruppi di donne attraverso lo scambio reciproco di esperienze di vita e di idee. Donne che si chiedono - e questo è l’interrogativo che muove questo 8 marzo - come continua oggi ad esprimersi la disparità di genere e, soprattutto, quali sono le azioni concrete da mettere in atto per raggiungere l’effettiva parità di diritti ed arginare la violenza che si declina in forme svariate e mutevoli (dalla violenza psicologica a quella sul lavoro, per arrivare alle nuove forme di violenza veicolate attraverso il web e i social media).

A partire dalla conquista del suffragio universale, molto è stato fatto. Ma, alla luce della recente condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo per la poca tempestività con cui ha protetto una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito e di fronte alla dichiarazioni sconvolgenti di qualche giorno fa dell’eurodeputato polacco Janusz Kowin-Mikke sulla presunta debolezza e inferiorità femminile, si capisce che molto rimane ancora da fare. Per questo è bene non dare per scontato quel che è frutto di anni di lotte e di faticose conquiste civili, un percorso che non può essere messo semplicemente tra parentesi come “passato”, dal momento che tutto può essere costantemente rimesso in discussione ed è solo dal passato che si può comprendere quanta strada si può e si deve ancora percorrere insieme.

L’impegno, infatti, deve essere condiviso. Come sottolinea la filosofa Michela Marzano, non dimentichiamoci cosa significa veramente lottare di fianco alle donne per le donne:

«Essere dalla parte delle donne non significa sognare un mondo in cui i rapporti di dominio possano finalmente capovolgersi per far subire all’uomo ciò che la donna ha subito per secoli. Essere dalla parte delle donne vuol dire lottare per costruire una società egualitaria, in cui essere uomo o donna sia «indifferente», non abbia alcuna rilevanza. Non perché essere uomo o donna sia la stessa cosa, ma perché sia gli uomini sia le donne sono esseri umani che condividono il meglio e il peggio della condizione umana. L'obiettivo della donna non è quello di dominare l’uomo, dopo essere stata dominata per secoli, ma di lottare perché si esca progressivamente da questa logica di dominio, senza dimenticare che, nonostante tutto, l’essere umano è (e resterà sempre) profondamente ambivalente».

Questa giornata sia dunque un’occasione per superare non solo la logica maschilista di cui è pregna la nostra società ma anche un certo femminismo che non fa che produrre discorsi autoreferenziali, e tracciare un percorso condiviso che veda uomini e donne dalla stessa parte nella costruzione di una società più armonica.

Non ci resta che augurare una buona giornata internazionale della donna a tutte le donne, ma anche a tutti gli uomini che sostengono le donne.






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