La Dimensione Spirituale

13 Apr 2019


Ecco: sto alla porta e busso

Testo tratto dall'ultimo libro di Madre Anna Maria Canopi, fondatrice del monastero benedettino di clausura Mater Ecclesiae sull'Isola di San Giulio (Lago d'Orta, NO). Uscite pochi giorni dopo la sua morte, avvenuta lo scorso 21 marzo, queste pagine assumono il valore di testamento spirituale, e fluiscono al lettore con il gusto di qualcosa di autentico e sincero perché impastato con la vita.
Tutta la storia della salvezza è un cammino di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio. Un cammino di continua ricerca, di incontri e ripetuti smarrimenti, un cammino tra deserti, valli e montagne, su sentieri e strade spesso ardue e pericolose. Con il suo «eccomi» Dio ci fa sentire la sua vicinanza nei momenti di maggior fatica e difficoltà, ci infonde forza e fiducia per proseguire, giorno dopo giorno, il terreno pellegrinaggio. Segno di questa instancabile fedeltà di Dio all’uomo è il suo «eccomi» finale, nell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia che si chiude con il grido dell’uomo: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20). Ancor prima che il grido umano affiori alle labbra già è data la rassicurante risposta: «Ecco: io sto alla porta e busso» (Ap 3,20), come a dire: «Eccomi, sono già qui, sono lo sposo che ti viene a cercare. Non temere, io sono sempre con te, ma tu… aprimi!».
Il Signore Gesù si autoinvita, vuole abitare con noi, in noi; vuole donarsi a noi e farci vivere nell’intimità del suo amore. Al suo «eccomi» deve allora corrispondere il nostro «eccomi» lungo la nostra intera esistenza e nello spazio delle singole giornate che si susseguono. Nella vita di ogni uomo ci sono i grandi «eccomi» delle scelte decisive, che si declinano poi nei tanti «eccomi» quotidiani, feriali, eppur sempre carichi di tanta grazia.
La creatura umana, voluta e benedetta da Dio fin dall’eternità (cfr. Ef 1,3-4), già all’istante del concepimento dice, anzi, canta nel grembo materno il suo «eccomi» che al momento della nascita fa coro con l’«eccomi» della moltitudine dei figli di Dio che vivono sulla terra. Da questo primo sì prende avvio il canto della vita che, di età in età, è un continuo invito a rispondere alla volontà di Dio che si manifesta nella trama degli eventi quotidiani.
Ogni mattino, dunque, è bene iniziare la giornata come un nuovo inizio, presentandosi a colui che è il Signore del tempo con l’«eccomi» di un solerte operaio disposto a lavorare alacremente nella vigna del Signore dall’alba al tramonto. Nello scorrere delle ore questo «eccomi» va sempre rinnovato e intessuto con gli «eccomi» da dire a chi ci vive accanto: genitori, fratelli e sorelle, figli e figlie, parenti di vario grado, amici, colleghi di lavoro; un «eccomi» che si allarga sempre di più, per abbracciare tutti coloro che in qualsiasi modo si rivolgono a noi, affinché nessuno si senta rifiutato.
L’«eccomi» è in ogni circostanza l’atteggiamento positivo della creatura che risponde al suo creatore con prontezza, proprio come le stelle del cielo che brillano di gioia per colui che le ha create (cfr. Baruc 3,35). A differenza delle stelle, però, nell’uomo l’«eccomi» pronto e gioioso è un atto libero: sia in rapporto a Dio sia in relazione con gli altri uomini con i quali condivide l’esistenza in questo mondo. È quindi veramente importante essere educati fin da piccoli ad ascoltare e a discernere tra il bene cui aderire e il male da respingere, per imparare a riconoscere le tante voci che risuonano dentro e fuori di noi. Solo così si diventa capaci di pronunziare l’«eccomi» della piena responsabilità, l’«eccomi» della maturità, l’«eccomi» della decisione forte e fedele. Infatti, l’«eccomi» va vissuto con fede specialmente quando le circostanze sono tali da richiedere abnegazione di sé in favore del bene degli altri e del bene comune. Se l’animo è ben disposto, anche nelle difficoltà l’eccomi è pronto e gioioso, e questo alimenta l’armonia delle relazioni, facilita la collaborazione e dà come frutto la pace.
Come abbiamo visto, molto significativo è il passo della Bibbia in cui si descrive la bella disponibilità di Samuele fanciullo. Con quell’insistente chiamata nel cuore della notte, Dio lo preparava a diventare suo profeta, addestrandolo, fin da quando era ancora un ragazzo, a mettersi al suo servizio. Se siamo attenti, anche nella nostra vita ci sono momenti in cui possiamo fare questa «mistica esperienza» della chiamata del Signore che ci vuole in piena sintonia con la sua santa volontà.
A volte può verificarsi che gli altri non capiscano le nostre scelte fatte in base alla chiamata di Dio, ed è allora che bisogna attingere forza dalla stessa grazia del Signore per non lasciarsi distogliere da lui, ma persistere nell’«eccomi» che ci stabilisce nel suo disegno d’amore. Questo avviene specialmente in occasione delle grandi scelte che possono cambiare il corso della nostra vita. Sono le scelte vocazionali che non sono mai fatte a proprio arbitrio, ma sempre sotto l’ispirazione divina, come l’«eccomi» di Abramo, di Mosè, dei profeti, della stessa Vergine Maria. Si tratta di un «eccomi» che coincide con una consegna totale di se stessi e della propria vita a Dio; è l’«eccomi» dell’espropriazione dell’io per appartenere unicamente a Dio, qualunque sia il «prezzo» da pagare, è quindi l’«eccomi» della massima fede e fiducia in Dio per tutto quello che dispone a nostro riguardo. Questo «eccomi» diventa sostanzialmente l’obbedienza nel compiere i doveri del proprio stato di vita, con la consapevolezza che la santità potrà realizzarsi nella fedeltà a tali doveri, anche se non di rado essi richiedono un arduo impegno e spirito di sacrificio. Basti pensare ai sacrifici dei genitori con numerosa prole, ai lavoratori in condizione di eccessiva fatica o anche di pericolo, ai missionari del Vangelo in terre lontane, e a tante altre situazioni.
Trovandoci tutti, in vari modi, esposti al rischio di tentazioni e di cadute, l’«eccomi» della consegna di sé diventa implicitamente preghiera, grido di aiuto a Dio da cui si attende la risposta di un «eccomi» di pronto soccorso, come il grido di Pietro quando stava per affondare nel lago in tempesta (cfr. Mt 14,30-31).
Tutta l’umana esistenza, dunque, è un «eccomi» che, si può dire, giunge al suo compimento nell’«eccomi» estremo della morte, nella consegna di noi stessi nelle mani di Dio. Proprio questo è l’«eccomi» più importante e decisivo della nostra esistenza, quando riceveremo la «pietruzza bianca» (Ap 2,17), sulla quale vedremo scritto il nostro nome nuovo. Allora conosceremo il nostro vero volto, perché ci vedremo in Dio e sarà esaudito il nostro più profondo desiderio: vederlo a faccia a faccia, così com'egli è.
 
O Dio, che con potenza d’amore ci hai chiamati all’esistenza
e con instancabile pazienza ci accompagni
lungo il viaggio della vita sulla terra,
fa’ che sappiamo corrispondere al tuo disegno d’amore.
A ogni tuo volere sia pronto il nostro «eccomi»,
perché tutto nella nostra vita
si compia secondo i tuoi mirabili disegni
per raggiungere la pienezza della gioia
nella luce del Regno dei cieli. Amen.
 
Anna Maria Cànopi, "Eccomi", ed. Paoline 2019, 121ss.





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