La Dimensione Spirituale

18 Dic 2017


Educarsi alla speranza (IV)

Quarta Meditazione. Anna: fedeltà nell'attesa

Una vedova ci fa pensare e riflettere sul valore dell’attesa e della speranza e soprattutto della fedeltà nell’attesa. Davanti alla sua vedovanza nella giovane età e perdurata per i lunghi anni della sua vita, lei potrebbe chiedersi: “Perché vivere ancora? Che scopo ha la mia vita?”. Ma Anna, però, non se la prende con Dio. Era sicura che Dio l’avrebbe accolta, dandole Egli stesso rifugio e proposito per la sua vita, quello scopo che nemmeno prima avrebbe supposto d’avere. È stata nutrita di una spiritualità: della profezia nell’attesa; spiritualità della vedovanza; spiritualità della presenza; del servizio e della lode.

Sono capace di scoprire la mia vedovanza spirituale? E come vivo questa vedovanza?

Profetessa (la spiritualità della profezia nell’attesa”: È una donna che viene riconosciuta da Luca con il titolo di profetessa che, sin dai tempi di Maria, la sorella di Mosè e Aronne (Es 15,20), indicava un ruolo ben preciso nella comunità religiosa di Israele. Troviamo dunque una serie di donne che hanno avuto il ruolo di profetessa nella comunità: Debora: Gdc 4,4; Culda: 2Re 22,14).

In che consisteva il suo “essere profetessa”? Il Vangelo non ci dà informazioni esatte se Anna era profetessa come quelli che “parlano in nome di Dio” ma lei viene presentata con un’altra formula o modo di essere profeta: donna consacrata a Dio, dedicata a lui e interprete dei suoi comandi. Lei vive la profezia della preghiera: “la forza del suo oracolo sta nella sua instancabile capacità di pregare. Anna ci ricorda che la preghiera ha bisogno della profezia e la profezia della preghiera. La preghiera senza profezia è una preghiera che chiude, che non fa respirare, che ottunde i sensi e la mente. La profezia senza preghiera (cioè che non nasce da un profondo ascolto della parola) è profezia falsa, autoreferenziale. Non è più parlare “in nome di Dio” ma “al posto suo”, sostituendosi a Dio. È annuncio di sé e non di Dio”[1]. Anna vive la profezia del digiuno: Anna con il suo digiuno dichiara una mancanza, un’assenza che chiede di essere colmata, un’attesa che cerca pienezza e compimento e quella del tempio cioè rimane nel tempio; profezia della lode e del racconto.

Come vivo la profezia della preghiera e del digiuno nella mia vita?

Infine possiamo dire che Anna è chiamata dall'evangelista "profetessa" perché ha saputo riconoscere colui che è venuto a redimire il popolo di Israele e chi ha portato la salvezza.

Osório C. Afonso

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[1] Davide Caldirolla, Di donne e di Gioia: Itinerario spirituale nel Vangelo di Luca






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