Lifestyle

22 Dic 2019


Il posto migliore per nascere

“Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno di altra luce...” Johann Wolfgang von Goethe

Ormai da diversi anni mi interrogo sul mio modo di vivere il Natale... Natale, Natale, Natale, luminarie, luci, musiche, colori, regali... Da più di un mese siamo pieni di tutto questo, tanto che lo attendiamo quasi come una “liberazione” il Natale: “finalmente è arrivato Natale”, “ancora un ultimo sforzo, la cena, il pranzo, i parenti...”.

Così Natale diventa la festa del “pieno”, del “tutto esaurito”. Così Natale diventa un pacchetto.

Si crea un clima di nostalgia, e questo clima è utilizzato, dalla pubblicità, dai mass media... Si crea un clima di gioia, un clima in cui ci sentiamo di sforzarci, almeno per qualche giorno, ad essere “più buoni”, “più pazienti”, perché “è Natale”. Da anni poi non c’è nemmeno più tanta neve, e questo rovina un po’ il clima natalizio, volete mettere come scalda il cuore un Bianco Natale? E in tutto questo turbinio di messaggi, auguri, regali, musiche e luci ci stringiamo, e ci sentiamo caldi, pieni...

Poi penso: Gesù non è nato al caldo, tantomeno tra regali, luci e musiche... Gesù non è venuto in questa terra perché ci vuole più buoni, più caritatevoli, più dolci. Non è stato accolto da un “comitato di benvenuto”, ma sono accorsi a lui i pastori attratti da qualcosa di nuovo, di strano… Cosa ci faceva un bimbo in una stalla? Cosa emanava tutta quella luce in quel posto così buio e freddo?

Gesù è nato in una stalla, in mezzo agli animali e presumibilmente a tutto quello che normalmente si può trovare in una stalla, tra l’odore del fieno, dei “bisogni” degli animali e degli animali stessi. È nato in una stalla perché non c’era per lui un altro posto, perché era tutto pieno.

Solo un uomo, un albergatore, in extremis, quando il parto si stava per compiere, disse a Maria e Giuseppe: “Guardate: il mio albergo, la mia casa, sono pieni, non ho posto... Però ho una stalla qui vicino, potete stare lì e farvi scaldare dagli animali...”.

È difficile, al giorno d’oggi, creare uno spazio in cui Gesù possa nascere. È difficile fare posto (e lo sperimento ogni anno di più personalmente) nella frenesia del lavoro, dei regali, del voler fare un pensiero per tutti, degli addobbi... .

Leggendo il Vangelo capisco, tuttavia, che Gesù non vuole nascere nelle ampie, calde stanze della nostra gioiosa operosità. Lui vuole che gli diciamo: “Signore, guarda, sono pieno, lo vedi, sono pieno dappertutto, però ho una stalla se vuoi...”.

Un stalla, dove teniamo gli animali, il fieno, il fango... Una stalla, dove stanno le nostre emozioni, frustrazioni, delusioni, pensieri... Una stalla, trovata all’ultimo momento, e mai posto fu più indicato per la nascita del Re dei re.

Offriamo la nostra stalla a Gesù, offriamo il posto in cui teniamo le nostre “bestie”, e da lì la luce che illumina e scalda ogni cosa, potrà propagarsi per tutto il resto di noi stessi e dare senso e colore ad ogni nostra azione esteriore.

Questo mi auguro, e vi auguro, in questo Natale. Offriamo la nostra stalla, il punto più buio e freddo del nostro cuore, dove nemmeno a noi piace soggiornare per molto tempo: è il posto perfetto per accogliere la Luce Vera, quella che illumina ogni cosa.

Buon Natale!






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