La Dimensione Spirituale

19 Apr 2019


IL SEPOLCRO VUOTO

Oggi ho fatto questa analogia...sono molto giù di morale in quanto vedo ogni giorno i miei limiti e le mie mancanze, le parti più oscure del mio carattere che sto lottando con tutte le mie forze per cambiare, ma vedo che non ci riesco, anzi, sembra che più mi sforzo per migliorare una parte di me, più invece cado, peggiorando proprio in quell’aspetto, o accadono eventi che mi portano a tirare fuori il peggio di me. Per questo mi vengono in mente le parole di San Paolo nella lettera ai Romani: “...infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio...”.
Questo per me, che sono perfezionista, è una grande frustrazione, perché sono un giudice inflessibile con me stesso e, un po’ per le esperienze vissute, un po’ a causa del mio carattere, tendo a ripetermi “Ecco! Visto cosa hai detto? Visto cosa hai fatto? Adesso non puoi più rimediare! Ora hai rovinato tutto! Vedrai cosa succede!” E molte altre frasi accusatorie del genere, che si amplificano a forza di ripeterle anche se l’evento è stato di per sé poco rilevante. 
Ma vengo al punto: ho fatto questa analogia oggi mentre riflettevo, mi è sorta questa domanda, cosa si mette in un sepolcro? Un defunto, giusto! Un defunto ha a che fare con la morte, e se pensiamo molto materialmente alla morte e a quello che ci troveremmo di fronte aprendo un sepolcro, ci verrebbe in mente un cattivo odore, e sicuramente non un bello spettacolo da vedere. 
Ecco, questo è quello che ho pensato oggi mentre mi ripetevo che sono sempre il solito che rovina tutto; ho pensato che quel sepolcro sì si riempie con tutti i nostri “defunti”, le nostre mancanze, i nostri limiti, con tutto ciò che per noi è “morte”... ma è altrettanto vero che Gesù tra tre giorni ci dà una parola di vittoria e di speranza: tra tre giorni apriremo quel sepolcro e sarà VUOTO. Ciò che per noi era motivo di “morte”, Dio lo trasforma in vita, lo illumina, lo resuscita! E allora mettiamo dentro questo sepolcro tutto quello che ci fa morire, tutte le cose che non riusciamo a fare, le volte in cui ci disperiamo, ci accusiamo, ci insultiamo, o tutto il male che riceviamo dall’esterno, e cito ancora San Paolo nella lettera ai Corinzi: “...ma noi portiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché sia manifesto, che la sublimità di questo amore, viene da Dio, e non da noi...”. Pensate che nella Bibbia la frase più ripetuta in tutto il libro nell’Antico e nel Nuovo Testamento insieme è “Non temere”: viene ripetuta 365 volte. Una volta al giorno per tutto un anno, Dio viene a dirci “Non temere”. Nemmeno di fronte ad un apparente fallimento totale, di una vita, di una carriera, di un’azione compiuta e non andata bene... “Non Temere”, perché Colui che era morto, è tornato in vita, Colui che era sepolto, ora è vivo e trionfa, e così anche noi se affidiamo tutte le nostre “morti” a Lui.

Buona Pasqua di Resurrezione!






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