La natura insegna: il silenzio diventa terapia

“I boschi tacciono ma non sono muti” (Erich Kästner)

Che la natura ha molto da insegnare è ormai detto e risaputo, ma cosa essa possa insegnare è ancora un mistero senza dimensioni. Questo l’ho capito pochi giorni fa quando con la mia famiglia mi sono recato a Erto, un piccolo paese fra le montagne friulane circondato da quei boschi che il suo più noto cittadino (Mauro Corona) ha spesso raccontato, descritto e scolpito.

Entrando nel bosco ho subito avuto la sensazione di entrare in un mondo vivo ma molto distante da me: ho sempre sostenuto che chiunque abbia a che fare con il bosco, il mare, la montagna o con qualsiasi altro ambiente naturale sia un ospite; gradito o meno egli si trova in una dimensione ben diversa dal suo mondo urbanizzato e deve rendere conto a chi, quel bosco, lo abita fin dalla notte dei tempi.

Nella mia passeggiata quindi ho capito di dover rendere conto agli alberi. Ho esplorato quel bosco fino a che mi è stato possibile e ciò che ho provato è stato a dir poco strabiliante.

Innanzitutto mi sono stupito, come sempre, del silenzio: così irreale eppure così vicino a me che lo potevo toccare con mano; silenzio che metterei volentieri fra virgolette perché le fronde scroscianti e i rami scrocchianti sotto i piedi accompagnavano i miei passi all’interno di quel mondo. Già, quella colonna sonora atipica e involontaria ha suscitato in me molti pensieri. Il signor Corona nel libro “Le voci del bosco” (EBI, 1998) parla degli alberi della sua terra, del loro carattere, delle loro storie, della loro natura umana perché, come scritto nella dedica noi siamo alberi e gli alberi sono uomini”. Proprio questo concetto dovrebbe far nascere in ognuno di noi la consapevolezza che il bosco non è solo un luogo pieno di vegetazione, ma anche di vita ed emozioni. Basti pensare che gli alberi stessi provano visibilmente delle emozioni: sono stati condotti diversi esperimenti dal 1960 a oggi che dimostrano come le piante, gli alberi in particolar modo, reagiscono con impulsi bioelettrici (e scuotendo leggermente i rami) a determinate situazioni riconducibili a stati d’animo quali la gioia, il dolore, il pericolo e l’esultanza. Se anche loro provano emozioni e dolore, meritano lo stesso rispetto dovuto alle persone. Inoltre è bene sapere che, salvando un albero, diamo nuova possibilità di vita a chi verrà dopo di noi: ogni albero, infatti, in un anno smaltisce ben 25 chili di anidride carbonica e ne immette altrettanti di ossigeno. Ecco perché la natura è vita, perché non vive solo per se stessa ma anche e soprattutto per gli altri.

Quel silenzio nella splendida cornice ertana mi ha ricordato di quanto siamo piccoli in questo mondo, della natura che parla, ti tocca con carezze ventose sulla pelle e dell’immenso valore che ho sempre riconosciuto in quella dimensione così simile a noi dalla quale proveniamo e dalla quale proviamo inesorabilmente a staccarci. Consiglio a tutti di provare un’esperienza di questo tipo, che sia in montagna o in qualsiasi altro luogo naturale non ha importanza, è con chi e come la vivete a fare la differenza: badate di parlare col cuore perché la vostra voce non turbi il silenzio.






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