L’arte di fermarsi in un mondo che corre

Una semplice pratica per ogni momento della giornata, proposta da Thich Nhat Hanh, un famoso maestro zen vietnamita, poeta e scrittore, che nel passato si è distinto per il suo impegno a favore della pace, tanto da meritarsi la “nomination” per il Premio Nobel da parte di Martin Luther King. Anche Google ricorre ai suoi preziosi consigli!

Meditare significa stabilire un contatto profondo e autentico con la nostra interiorità, che nel frastuono generale del mondo in cui abitiamo rischia di essere soffocata. Ricavarsi un momento di isolamento, staccare il filo elettrico del nostro cervello e così liberarsi dai pensieri inutili, dalle infondate preoccupazioni e sentire la vita fluire dentro di noi nella sua spontaneità e bellezza, senza fronzoli. Eppure chi prova a farlo, in genere, incontra un sacco di difficoltà: sembra semplice ma non lo è affatto. Ecco allora che possono essere di grande aiuto le “frasi guida” (o ghata) che si usano in certe tradizioni; esse sono come dei binari, che indirizzano l’attenzione verso qualcosa, aiutando a rimanere in contatto con il momento presente.

LA PROPOSTA DI THICH NHAT HANH

Ogni coppia di frasi è associata a un ciclo di respirazione: la prima delle due frasi va ripetuta mentalmente mentre si inspira, la seconda mentre si espira.

Inspirando, calmo il mio corpo.

Espirando, sorrido.

Inspirando, dimoro nel momento presente.

Espirando, so che è un momento meraviglioso.
 
Questa breve pratica meditativa stabilisce immediatamente alcuni contatti significativi:
  • l’unione di corpo e mente (i quali normalmente viaggiano del tutto separati), grazie al respiro e al suo potere calmante;
  • la presa di contatto con il momento presente, il “qui” e “ora”, che rappresenta la sola autentica realtà e che ci aiuta a capire, ad esempio, chi siamo e come stiamo veramente.
Essere presente nel “qui” e “ora” è l’unico modo per entrare in contatto con la propria essenza libera da sovrastrutture, con la propria vera persona e, di conseguenza, accogliere l’"altro" come un altro "me" e tessere così relazioni responsabili e amorevoli.
 
Quando vuoi fare felice l’altra persona vuoi darle o dargli qualcosa. Potresti cucinare qualcosa di buono e poi darlo a lei o a lui, ma la cosa più preziosa che puoi dare – suggerisce Thich Nhat Hanhnon è qualcosa che puoi comprare al mercato, è la tua presenza autentica. Abbiamo così tante preoccupazioni e paura e rabbia che non siamo felici, ed ecco perché la pratica (meditativa, ndr) può portare più spazio nel nostro cuore e intorno a noi. Una persona non può essere una persona felice, se non ha un po’ di libertà, un po’ di spazio in lei e attorno a lei. Perciò amare è offrire spazio. E se non hai spazio in te, come fai a offrirlo alla persona che ami? 
 
Vi potrebbe piacere praticare la meditazione camminata, camminare in presenza mentale. Mentre inspirate, fate un passo e diventate consapevoli del passo che fate. State toccando la vita nel momento presente col vostro piede. Ne potete vedere subito i risultati dai primi minuti. Inspirando, se portate l’attenzione solo all’inspiro, allora potete lasciar andare sia il passato, sia il futuro e tutti i vostri progetti. E non dovete andare al tempio per praticare la presenza mentale. Camminando dal parcheggio verso l’ufficio, potreste godervi il camminare in presenza mentale; potreste godervi ogni passo. E potreste poi terminare la giornata consumando una cena consapevole. Sarà un pasto silenzioso, qualcosa cui quasi nessuno è abituato (…) e non si potranno avere con sé dispositivi elettronici. Il pasto consapevole consiste nel mangiare per nutrire veramente se stessi e per gustare realmente il cibo.
 
Thich Nhat Hanh rivolge questi consigli ai manager di Google, invitato in azienda ben due volte (nel 2011 e nel 2013). Il coinvolgimento di un maestro spirituale di fama mondiale come Thich Nhat Hanh agli antipodi rispetto alla cultura “soluzionista” dei manager californiani può far scalpore, ma, al tempo stesso, esprime un’esigenza forte: nelle nostre vite come negli affari deve esserci una dimensione spirituale, altrimenti non saremo in grado di gestire lo stress emotivo che accompagna la quotidianità.
 
Sono consigli utili per ciascuno di noi. Per cominciare, proviamo a prenderci subito qualche minuto e a ripetere le quattro semplici frasi sopra riportate; ci accorgeremo che le tante cose che oggi abbiamo da fare, se ben considerate, non sono poi così decisive per la nostra vita.
 
Riferimenti bibliografici: Paolo Subioli, “Zen in the city”, Edizioni Mediterranee, 2015.





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