La Dimensione Spirituale

11 Ago 2019


Liberi sì, ma da cosa?

“La libertà vera non è fare quello che ci pare, ma vivere come creature libere dalla paura” (Susanna Tamaro)
Se stessimo passeggiando in montagna e dai cespugli saltasse fuori un orso naturalmente ce la daremmo a gambe, giusto?
Mettiamo che dagli stessi cespugli saltasse fuori una persona travestita da orso, sarebbe molto probabile che ce la dessimo a gambe allo stesso modo. Questo perché, di primo impatto, l’emozione che proviamo, la paura, ci mette in allerta del possibile pericolo e fa scattare automaticamente tutti i muscoli dedicati alla fuga innescando i noi tutti i meccanismi necessari per la nostra sopravvivenza.
Quello che succede quindi è una risposta inconscia quasi involontaria: un’emozione fa scattare una azione. Questo meccanismo è così radicato in noi in quanto agisce ai livelli più bassi della coscienza, direttamente nel nostro inconscio mettendoci in allerta di un potenziale pericolo e attivando in noi tutto il necessario ad una risposta fisica che possa, in questo caso, salvarci la vita di fronte al pericolo imminente.
La situazione descritta sopra è una situazione limite: non capita tutti i giorni di trovarci in Africa faccia a faccia con un leone o in una foresta in balia di un branco di lupi o di un orso. Il più delle volte la paura nasce da una serie di pensieri che formuliamo consciamente o inconsciamente e questi stati d’animo - paura, timore, apprensione, inquietudine, preoccupazione, ansia... -sopraggiungono senza evidenza di un pericolo fisico reale.
Quante volte abbiamo “paura” durante il giorno? Corriamo per paura di arrivare tardi, di perdere il treno, di mancare un appuntamento. Taciamo i nostri sentimenti per paura di non essere compresi, capiti, o peggio, respinti e derisi.
Non cerchiamo di cambiare la situazione in cui ci troviamo anche se ci pesa, ci rattrista, ci fa soffrire, per la paura di andare verso l’ignoto, verso il “peggio”: “chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova”… ci hanno insegnato, ed è vero, che spesso non sappiamo di preciso cosa troveremo, ma non per questo dobbiamo supporre per forza che sia qualcosa di peggiorativo, di brutto; chi ce lo dice?
Quante volte non agiamo solo perché nella nostra mente ci siamo fatti mille film di mille possibili situazioni relative a ciò che vogliamo dire o fare, e in tutte abbiamo visto gli aspetti peggiori, tutto ciò che può andar storto?
Moltissime delle volte in cui non agiamo, lo facciamo esclusivamente basandoci su un pensiero che abbiamo fatto riguardo al futuro per il quale decidiamo che è meglio non agire: “Mi hanno chiesto di andare a cena stasera... ma no, guarda non esco perché sicuramente pioverà - non è detto che pioverà - ma vedo delle nuvole grigie, meglio stare a casa, poi se anche non piove, farà freddo, e poi magari non mi diverto nemmeno... e poi... e poi... e poi...”.  Ecco fatto: decisione presa, non usciamo, ci siamo “autosabotati”, salvo il giorno dopo lamentarci con qualcuno: “Ah guarda...sono sempre a casa da solo, non ho mai occasioni per uscire, per divertirmi e svagarmi, c’è sempre qualcosa che mi impedisce di fare ciò che vorrei davvero!”.
“C’è sempre qualcosa...” Cosa? Cosa ce lo impedisce? Qualcuno fisicamente si è piazzato davanti al nostro portone e ci ha sbarrato la strada? Ci hanno murato le porte di casa? Le finestre? È arrivato il temporale? No, no, e ancora no... abbiamo deciso esclusivamente NOI di non uscire per questo e quest’altro motivo, per la paura che piovesse, che facesse freddo, etc. Vi rendete conto? Abbiamo preso una decisione basandoci non su fatti, ma esclusivamente su pensieri, emozioni e sentimenti, proiezioni che il più delle volte non si realizzano quindi ci siamo auto-sabotati sulla base di niente.
Paulo Coelho ne l’Alchimista scrive: “Ascolta il tuo cuore, esso conosce tutte le cose”.
E non solo il grande scrittore lo afferma. C’è una saggezza millenaria che ci insegna che c’è qualcosa che trascende i nostri pensieri limitanti, che ci insegna che noi non siamo colui che pensa (come affermato da Tolle), noi siamo “sopra” colui che pensa, noi possiamo decidere di pensare, cosa pensare, possiamo servirci della paura quando riconosciamo che effettivamente è funzionale a salvarci la vita - “Salta da un palazzo di 10 piani!”, “No guarda, meglio di no!” -, possiamo decidere tuttavia di non essere servi della paura, quando non ci sono motivi oggettivi che la giustificano.
Le migliori decisioni che ho preso nella mia vita, le ho prese ascoltando la paura nella mia pancia (perché le emozioni vanno sempre ascoltate e comprese), capendo da cosa derivasse questo messaggio, e poi togliendo tutti gli elementi “virtuali” non oggettivi che la scatenavano, decidendo quindi con il cuore per il quale tutto è possibile! Ho imparato dai miei figli - grandi maestri di vita - quanto sia difficile per un bambino accettare il “no”, il “non si può fare”. Perché non si può fare? Tu puoi elencare cento motivi sul “perché no”, e loro ti tireranno fuori magari l’unico motivo esistente che argomenta il “perché sì”, e lo faranno sempre!
Perché non diventare allora, in questo senso, come bambini? Quando la paura ci incatena con cento “perché no”, valutiamo se sono tutti validi e giustificati, ma proviamo anche a cercare l’unico “perché sì”, l’asso nella manica che abbiamo sempre (ma pochissime volte ce ne ricordiamo), la mossa che può spiazzare il banco e vincere il jackpot!
Diventeremo supereroi? Mah!
Sarà poi tutto perfetto? Non lo so, non penso, ma in fondo non importa poi così tanto davanti alla libertà di riconoscere, gestire e indirizzare i nostri pensieri e quindi le nostre azioni e essere consapevoli di muoverci verso un sogno, un obiettivo, verso una maggiore conoscenza, amore e comprensione di noi stessi, della vita e del prossimo!
Saremmo allora come l’allievo di questo koan zen che chiese al suo maestro: “Maestro, sono qui da te perché cerco la liberazione!”. Il maestro gli rispose: “Caro discepolo, dimmi, chi ti incatena?”. “Nessuno!!!”, rispose l’allievo stupito. “Bene, allora puoi andare ovunque desideri, sei già libero!”, concluse il maestro.





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