Massimo Buset: la fede, la poesia, l’amore

Ho tra le mani il libro “Sofia” di Massimo Buset. Sfoglio le pagine e trovo un inno all’amore, nonostante la fatica, nonostante il dolore. Le parole scorrono in prosa, ma paiono scritte con slancio poetico. Mi informo sull’autore e scopro che è nato e vive a Pordenone, laureato in Scienze Sociali e diacono permanente; è appassionato autore di poesia in italiano e in vernacolo pordenonese, attento ricercatore delle tradizioni del territorio e dei suoi personaggi, cultore della mistagogia della vita e dei suoi simboli che rivelano nella poesia altra poesia.

Curiosa di conoscerlo, gli scrivo, e lui mi risponde prontamente, con un gentilezza nei modi che è già una presentazione. Mi colpisce come parla di sua moglie, Sofia. Ne descrive l’essenza, invisibile agli occhi dei più, ma non agli occhi di chi ama: «Sofia è mia moglie, una donna bella dentro e fuori, di una bellezza tutt’altro che scontata… è colei che, naturalmente quanto pudicamente, ha evidenziato, reso presente la sostanza divina nell’ordinarietà, nella concretezza della mia, nostra vita quotidiana. Un’infermiera professionale, donna di carattere ma umile, capace in tutto, con gli occhi e il cuore dei bambini. Una donna con i piedi ben piantati per terra, e gli occhi costantemente rivolti a ricercare la Sapienza del cielo». Il libro dedicato a Sofia è una straordinaria testimonianza d’Amore, che emerge anche nella finalità benefica: il ricavato della vendita sarà devoluto a “Le Petit Port” per la realizzazione dei sogni dei bambini malati oncologici terminali del pordenonese.

Presentando il libro, Mons. Renato De Zan, biblista e consultore di Sua Santità, così lo ha definito: «Sofia è un libro sapienziale… perciò per accedervi, bisogna avere un animo un pizzichino ampio, non chiuso in certe autobiografie di cui siamo saturi oggi, un animo ampio sia nell’ambito del canto sia nell’ambito della letteratura; bisogna aprirsi a questo modo diverso di accedere per conoscere la persona, modo che forse non appartiene molto alla nostra cultura, ma appartiene a quelle culture che hanno dato origine alla nostra. E tornare alle radici forse, qualche volta, fa più bene che non guardarle solo da lontano».

Quell’orizzonte ampio, quello sguardo oltre è schiuso dalla poesia («solo il pensiero può portarti fuori dall'angusto Io»), che è molto più di un insieme di parole scritte o recitate, è un modo di vivere, è vivere profondamente e intensamente le piccole e grandi esperienze della vita, siano esse portatrici di gioia o di dolore, e cercare di esprimerne le essenze vitali. Questo fa Massimo Buset, per vocazione, ma possiamo farlo anche noi, interrogandoci e stupendoci di fronte al mistero dell’esistenza, spesso celato nei dettagli quotidiani, scontati solo in apparenza.

L’animo e la poesia di Massimo Buset hanno incontrato l’amicizia e il riconoscimento del noto attore e regista teatrale Nico Pepe: «Andavo a lezione di dizione da lui per migliorare la lettura delle mie poesie, perché, per il loro messaggio sociale, i Comuni e le Scuole mi coinvolgevano sempre in vari incontri. Nico Pepe apprezzò tantissimo i testi che gli portavo fino a quando mi chiese, con insistenza, di chi erano quelle poesie, poiché non erano di proposito firmate. Quando gli confidai che erano mie, mi propose di scrivergli un testo teatrale. (…) Diventammo amici, confidandoci aspetti personali importanti della nostra vita. Insieme a Mariapia Fabbro, mia lettrice di allora, realizzammo un recital dedicato all'Amore con poesie dal 1300 ai giorni nostri, comprese le mie. E lui, Nico, ne firmò la regia. Poi gli eventi della vita legati alla salute di entrambi ci divisero. Di Nico Pepe conservo i nastri audio con le nostre lezioni, le prove, i nostri dialoghi, ma soprattutto il vivo ricordo di un grande uomo per levatura umana e professionale, maestro nobile e riservato, che non guardava mai dall’alto in basso».

Massimo Buset ama scrivere poesie in dialetto pordenonese: «Pensare, scrivere e parlare in dialetto mi evoca l’ineguagliabile armonia della nascita del suono e la germinale vitalità che precede la lingua moderna. Il vernacolo esprime l’autenticità dell’origine delle parole, delle tradizioni, dei sentimenti che pur a volte apparendo “primitivi” sono patrimonio di una storia che ci appartiene, ci ha accompagnati nel tempo ed è nel presente bellezza che svela e insegna». Alcune poesie sulla vite ed il vino sono state impresse sulle bottiglie di Prosecco di una nota marca ed esposte al padiglione Italia all’Expo di Milano 2016.

Accanto a questa vocazione poetica, c’è la scelta del diaconato. «Ci fu una profezia di don Angelo Pandin, allora parroco di San Giuseppe a Borgomeduna (Pordenone). Alla liturgia del Giovedì Santo, durante il rito della lavanda dei piedi, giunto il mio turno, mi fissò e, sorridendo, mi disse: “Tu diventerai diacono”. Raccontai l’episodio a mia moglie ed aggiunsi: “Don Angelo dà i numeri, non ci penso proprio!”. Trascorsero circa due anni da quell’episodio e mi ritrovai in chiesa per la Santa Messa; alla consacrazione, fissavo l’ostia elevata dalle mani di don Angelo e d’improvviso credo che gli occhi dell’anima abbiano incontrato quelli di Cristo. Da lì diventai diacono».

Che ogni sua parola è illuminata dalla fede si capisce chiaramente. Fede e poesia s’intrecciano, si fanno luce l’una dell’altra, ed è il Mistero della Vita che affiora.

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Il libro è presente in più punti vendita, tra cui la Libreria al Segno in piazzetta del Cristo a Pordenone. In alternativa si può contattare l’autore al seguente indirizzo mail: massimobusetd@gmail.com






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