La Dimensione Spirituale

04 Ott 2019


Pane d’amore fraterno

Oggi è il Giorno del Dono, riconosciuto dallo Stato Italiano nel 2015.

“Il dono costruisce comunità, contrasta l'odio, semina serenità e pace. Donare può suscitare una speranza, può ricostruire legami, può diffondere quella fiducia che poi ritorna a beneficio di tutti”
(Sergio Mattarella)
 
La data scelta è proprio quella della festa di San Francesco, Patrono d’Italia, che meglio di tutti incarna i valori di solidarietà e sussidiarietà, di attenzione al prossimo, al bene comune e all’ambiente che ci circonda.

Credo sia importante, oggi come non mai, recuperare questi valori che ci portano a uscire dalla fortezza dell’ego per incontrare l’altro, chiunque esso sia. Condividere farina e olio per costruire amore fraterno, fatto di pane, certamente, ma anche di parole, che significano e comportano una relazione. In tempi di crisi, quando questi ingredienti scarseggiano, condividerli implica una certa difficoltà, e la decisione può essere radicale quando ne va della vita.

Lo sanno bene il profeta Elia e la vedova di Serepta (la liturgia proprio ieri, nella prima lettura, ricordava questa storia). C’è siccità, ed Elia senza pane morirà; ha bisogno assolutamente di un pezzo di pane per vivere. Dio gli suggerisce di andare a Serepta, dove incontrerà una vedova. Ed effettivamente Elia a Serepta incontra una vedova, che era intenta a raccogliere la legna.

La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; su, fa' come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché dice il Signore: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra”». Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono ella, lui e il figlio di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.

È un incontro tra sconosciuti; entrambi poveri, entrambi si donano. Il pane che consente ad Elia di vivere è ottenuto attraverso una parola che genera una relazione. Elia continua a vivere grazie a una relazione di fiducia. La vedova avrebbe potuto voltarsi dall’altra parte oppure diffidare dello straniero, addirittura temerlo, invece si fida della sua parola. E dalla fiducia si passa alla carità: quella donna si mostra capace di donare tutto ciò che ha. Quando il figlio della donna si ammalerà, sarà proprio Elia, l’ospite, ad intercedere presso il Signore e ad ottenere la sua guarigione.

La donna disse a Elia: «Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca».

Solo a questo punto arriva la prova, la certezza, e arriva proprio perché preceduta dalla fiducia e dalla carità.

Questo episodio ci invita non solo a contemplare la Provvidenza che si occupa sia del profeta che della vedova, ma anche a fare altrettanto, sulla scia di una generosità confidente in Dio, che non lascerà nella privazione chi si sarà preso cura. È, di conseguenza, un invito a guardare soprattutto agli ultimi della società, a guardarli con empatia, perché al posto loro soffriremmo anche noi. E allora quanto può essere importante costruire relazioni mettendo a disposizione – donando – quel poco di farina e olio che si ha! È pane d’amore fraterno.  






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