La Dimensione Spirituale

20 Apr 2019


Più in là

Nel ventre di una madre c’erano due bambini.
Uno chiese all’altro: “Ci credi in una vita dopo il parto?” L’altro rispose: “È chiaro. Deve esserci qualcosa dopo il parto. Forse noi siamo qui per prepararci per quello che verrà più tardi”. “Sciocchezze”, disse il primo. “Non c’è vita dopo il parto. Che tipo di vita sarebbe quella?”
Il secondo disse: “Io non lo so, ma ci sarà più luce di qui. Forse noi potremo camminare con le nostre gambe e mangiare con le nostre bocche. Forse avremo altri sensi che non possiamo capire ora”. Il primo replicò: “Questo è un assurdo. Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca!? Ridicolo! Il cordone ombelicale ci fornisce nutrizione e tutto quello di cui abbiamo bisogno. Il cordone ombelicale è molto breve. La vita dopo il parto è fuori questione”. Il secondo insistette: “Beh, io credo che ci sia qualcosa e forse diverso da quello che è qui. Forse la gente non avrà più bisogno di questo tubo fisico”. Ma il primo contestava: “Sciocchezze, e inoltre, se c’è davvero vita dopo il parto, allora, perché nessuno è mai tornato da lì? Il parto è la fine della vita e nel post-parto non c’è nient’altro che oscurità, silenzio e oblio. Non ci porterà da nessuna parte”. “Beh, io non so”, disse il secondo, “ma sicuramente troveremo la mamma e lei si prenderà cura di noi”. Il primo replicò: “Mamma, tu credi davvero a mamma? Questo è ridicolo. Se la mamma c’è, allora, dov’è ora?” Il secondo disse: “Lei è intorno a noi. Siamo circondati da lei. Noi siamo in lei. È per lei che viviamo. Senza di lei questo mondo non ci sarebbe e non potrebbe esistere”. Il primo concluse: “Beh, io non posso vederla, quindi, è logico che lei non esista”. Anche il secondo concluse: “A volte, quando stai in silenzio, se ti concentri ad ascoltare veramente, si può notare la sua presenza e sentire la sua voce da lassù”.
 
Questo è il modo in cui uno scrittore ungherese ha spiegato l’esistenza di Dio e della vita oltre la vita. Se ci pensiamo c’è sempre un oltre, rispetto al nostro orizzonte finito, limitato, anche qui in questa vita. L’evoluzione di ciascuno di noi è fatta di progressivi allontanamenti e salti nel vuoto. Lasciamo il caldo e accogliente ventre materno per venire all’esistenza, senza sapere come sarà, ma soprattutto senza sapere che ci sarà. È un salto nel vuoto. Ecco che ci accoglie una nuova luce meravigliosa. In questa luce cominciamo a camminare, a crescere, e crescere vuol dire sempre staccarsi da ciò che è noto per andare verso l’ignoto. Non è forse così il primo giorno di scuola? Si lasciano lo spazio domestico protetto e gli affetti familiari per andare verso cosa? Un ambiente nuovo da esplorare, persone nuove da conoscere. E ci si mette in gioco. Non è forse così il giorno in cui ci si sposa? Si lascia una vita protetta per una vita incerta, ma scelta, quindi da costruire giorno per giorno. E ci si scopre protagonisti. Non è forse così il giorno in cui si diventa madre o padre? Si lascia l’equilibrio raggiunto per rifare tutto daccapo, costruire di nuovo, accordare le parti. E ci sorprende una ricchezza di vita inaudita. E così via… tutte le fasi, tutti i momenti della vita sono un andare verso qualcosa che ancora non conosciamo. Ma siamo certi che qualcosa ci sarà, o meglio ci crediamo. Vivere è fidarsi.

Da questa prospettiva, pensare alla vita oltre la morte può essere difficile certo, ma anche affascinante. Noi, in questo momento, sperimentiamo gli stessi dubbi dei gemelli nel ventre materno: non conosciamo altro modo per respirare che tramite i polmoni, non conosciamo altro mondo che quello in cui viviamo. Ci risulta, quindi difficile, anche solo ipotizzare qualunque altra possibilità. Eppure un’esperienza simile chissà quante volte l’abbiamo già vissuta, a cominciare da quando eravamo nel grembo di nostra madre! Consapevoli del postparto, ora sappiamo per certo che la vita messa in questione dai gemelli esiste e ci fanno sorridere i loro discorsi. Allora perché non aggrapparsi a quell’alito di Vita che tutto sempre avvolge, anche se non ce ne avvediamo: la provvida Maternità di Dio si fa carico di noi ogni giorno. È dentro questa fede che si salda la speranza che non si concluderà ogni cosa con l’ultimo battito del nostro cuore, con l’ultimo respiro dei nostri polmoni.

In “Temporale” (2008) Jovanotti scrive:

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede
La mente non può sapere quello che il cuore sa
L'orecchio non può sentire quello che il cuore sente
Le mani non sanno dare quello che il cuore dà

(…)

Abramo lascia la casa senza sapere niente
Si mette in strada lasciando quel che sapeva già
E il trapezista si gioca tutto continuamente
Per pochi soldi ed per un brivido di libertà

(…)

Viviamo comodi dentro alle nostre virgolette
Ma il mondo è molto più grande di così
Se uno ha imparato a contare fino a sette
Vuol mica dire che l'otto non possa esserci
Senti l'elettricità senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo
Porta novità, porta novità.

Ogni giorno viviamo aspettando che succeda qualcosa che tolga un velo di polvere dalla realtà, una novità. Strato dopo strato forse alla fine arriveremo finalmente a vedere meglio, a capire meglio…  Come suggeriva Montale, tutto porta scritto: «più in là». Non ci resta allora che attraversare con fiducia la vita!

 
Sotto l'azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
«più in là».
 
(E. Montale, da “Maestrale” in Ossi di seppia, 1925)





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