La Dimensione Spirituale

17 Mar 2018


Possedere o Contemplare?

La Bellezza è sempre presente, fa da sfondo alla nostra esistenza. Dall'atteggiamento nei suoi confronti dipende la qualità della nostra vita.

Chi non si è mai sentito piccolo di fronte a uno spettacolo naturale?

A me capita spesso di voler “catturare” una cosa bella, per questo fotografo, ma già nel momento in cui inquadro e metto a fuoco mi rendo conto che l’immagine riduce la realtà, e prendo atto della discrepanza tra ciò che osservo direttamente con gli occhi e ciò che guardo attraverso lo schermo.

Così, quante volte ci perdiamo il paesaggio nel tentativo di fotografarlo?

Siamo immersi in un oceano di Bellezza, che non si può dominare, tutt’al più navigare.

È l’esperienza descritta da Etty Hillesum in un passaggio del suo Diario che è anche un importante snodo del suo percorso di maturazione etico-spirituale. Scrive:

«Una volta, se mi piaceva un fiore, avrei voluto premermelo sul cuore, o addirittura mangiarmelo. La cosa più difficile era quando si trattava di un paesaggio intero, ma il sentimento era identico. Ero (…) troppo “possessiva” provavo un desiderio troppo fisico per le cose che mi piacevano, le volevo avere (…) trovavo tutto talmente bello che mi faceva male al cuore. Allora la bellezza mi faceva soffrire e non sapevo che farmene di quel dolore».

Il tentativo profondamente umano di porsi di fronte alla Bellezza e di contenerla tutta intera costa un’enorme quantità di energie per un nulla di fatto: c’è qualcosa nella realtà che ci sovrasta e che non è mai completamente fagocitabile dentro di sé. Questo perché la realtà, ogni realtà, è disponibile alla contemplazione e non alla manipolazione. Il passaggio necessario da compiere, perciò, è dal desiderio di possesso, come se tutto ciò che è fuori di noi fosse funzionale ai nostri interessi, all’ammirazione dell’armonia di cui siamo parte. Il movimento verso un approccio differente è espresso dalla Hillesum con estrema chiarezza:

«Ma quella sera (…) ho reagito diversamente. Ho goduto altrettanto intensamente di quel paesaggio tacito e misterioso nel crepuscolo, ma in modo, per così dire, “oggettivo”. Non volevo più possederlo» e poco oltre prosegue scrivendo: «quel paesaggio è rimasto presente sullo sfondo come un abito che riveste la mia anima (…) Mille catene sono state spezzate, respiro di nuovo liberamente, mi sento in forze e mi guardo intorno con occhi raggianti. E ora che non voglio più possedere nulla e che sono libera, ora possiedo tutto e la mia ricchezza interiore è immensa».

L’atteggiamento contemplativo è dunque una nuova possibilità di interagire con il mondo. Il possesso è sempre un limite che poniamo tra noi e l’altro, tra noi e il mondo: impedisce di porsi in relazione, perciò tanto più lo rinforziamo tanto meno percepiamo la Bellezza che fa da sfondo alla nostra esistenza, non lasciandola essere quello che è: Armonia. Essa si rivela solo a chi la contempla. Questo atteggiamento di contemplazione, presuppone una diversa consapevolezza: nessuna superiorità, nessun egocentrismo, ma coesistenza armonica. Questo passaggio è liberante e edificante.






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