La Dimensione Spirituale

07 Lug 2019


Se non ritornerete come bambini

“Blocchi il tuo sogno quando consenti alla tua paura di crescere più della tua fede” (Maria Manin Morrissey)

Se stiamo passeggiando in montagna e dai cespugli saltasse fuori un orso, naturalmente, istintivamente ce la daremmo a gambe levate.

Se poi dagli stessi cespugli saltasse fuori una persona travestita da orso è molto probabile che ce la daremmo a gambe allo stesso modo, perché, di primo impatto, l’emozione che proveremmo, la paura, ci metterebbe in allerta rispetto al possibile pericolo e metterebbe in moto automaticamente tutti i muscoli dedicati alla fuga per la sopravvivenza, in modo istintivo. La paura è quindi una risposta inconscia quasi involontaria, ma perché è così radicata? Perché essa agisce ai livelli più bassi della coscienza, agisce direttamente nel nostro inconscio mettendoci in allerta di un potenziale pericolo indipendentemente dalla nostra volontà razionale (almeno ad un primo impatto).

Tuttavia, al giorno d’oggi, raramente ci troveremo in Africa faccia a faccia con un leone oppure in una foresta in balia di un branco di lupi. Il più delle volte, perciò, la paura nasce da una serie di pensieri che formuliamo consciamente o inconsciamente e questi stati d’animo di paura, timore, apprensione, inquietudine, preoccupazione, ansia... sopraggiungono spesso senza evidenza di un pericolo reale.

Quante volte abbiamo “paura” durante il giorno? Mettiamo la sveglia per la paura di non alzarci all’ora giusta, corriamo per paura di arrivare tardi, di perdere il treno, tacciamo i nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre opinioni per paura di non essere compresi, capiti, o peggio, respinti, derisi. Quante volte non cerchiamo di cambiare la situazione in cui ci troviamo anche se ci pesa, ci rattrista, ci fa soffrire, per la paura di andare verso l’ignoto, verso il “peggio”. Ci hanno insegnato che “chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova” ed è vero, spesso non sappiamo di preciso cosa troveremo, ma chi ha stabilito che potrà essere solamente qualcosa di peggio, di brutto rispetto a ciò che abbia lasciato?

Quante volte non agiamo solo perché nella nostra mente ci siamo fatti mille “castelli”, mille “film” di mille possibili situazioni relative a qualcosa che vogliamo dire o fare, e in tutte abbiamo visto gli aspetti peggiori, tutto ciò che può andar storto?

Moltissime delle volte in cui non agiamo, lo facciamo esclusivamente basandoci su un pensiero che abbiamo fatto riguardo al futuro per il quale decidiamo che è meglio non agire.

“Mi hanno chiesto di andare a cena stasera, ma no, guarda non esco perché sicuramente pioverà, lo hanno detto le previsioni, è vero che magari non succederà, ma vedo delle nuvole, meglio stare a casa, poi se anche non piove farà freddo, e poi magari non mi diverto nemmeno... e poi... e poi... e poi...”
FATTO: decisione presa, non usciamo... Salvo il giorno dopo lamentarci con qualche altro amico: “ah guarda, sono sempre a casa da solo, non ho mai occasioni per uscire, per divertirmi e svagarmi, c’è sempre qualcosa che mi impedisce di fare ciò che vorrei davvero!”
Cos’è che ce lo impedisce? Qualcuno fisicamente si è piazzato davanti al nostro portone e ci ha sbarrato la strada? Ci hanno murato le porte di casa? Le finestre?
Lo abbiamo deciso esclusivamente NOI di non uscire per questo e quest’altro motivo, per la paura che piovesse, che facesse freddo. Vi rendete conto? Abbiamo preso una decisione basandoci non su fatti, bensì esclusivamente su sentimenti e pensieri, pensieri che oltretutto il più delle volte non si realizzano quindi ci siamo auto-sabotati. Quante volte per piccole o grandi cose, ci succede qualcosa di simile durante il giorno, la settimana, il mese, l’anno?

Paulo Coelho ne l’Alchimista scrive: “ascolta il tuo cuore, esso conosce tutte le cose...”

E non solo lui, c’è una saggezza millenaria che ci insegna che c’è qualcosa che trascende i nostri pensieri limitanti, che ci spiega che noi non siamo “colui che pensa” (come scrive Tolle), noi siamo al di sopra di “colui che pensa”, noi possiamo decidere di pensare, come pensare, possiamo servici della paura quando riconosciamo che effettivamente è funzionale a salvarci la vita - “salta da un palazzo di 10 piani”, “no guarda, meglio di no” - o effettivamente a farci prendere una decisione che va verso il nostro maggiore interesse. Possiamo decidere di non essere servi della paura, quando decidiamo di non ascoltarla se ci sono motivi oggettivi che la giustificano.

Le migliori decisioni che ho preso nella mia vita, le ho prese ascoltando la paura nella mia pancia, perché le emozioni vanno sempre ascoltate e comprese, capendo da cosa derivi un certo messaggio e, poi, togliendo tutti gli elementi “virtuali” non oggettivi che le scatenano, i pensieri che si sono costruiti sulla base solo di idee o supposizioni, decidendo alla fine con il Cuore, per il quale tutto è possibile!

Sono in montagna con i miei figli, grandi maestri di vita! Quanto è difficile per un bambino accettare il “no”, il “non si può fare!”. Un bambino risponde sempre: “Perché non si può fare?”. Vuole fatti non supposizioni, tu allora elenchi 100 motivi che sostengono il “no”, e loro ti spiazzano tirando fuori l’unico motivo esistente che sostiene il “sì!”, e lo faranno sempre, senza arrendersi mai! Perché non diventare allora, in questo senso, come bambini?

Anche Gesù nel vangelo esclama: “...se non ritornerete come i bambini...”, ma cos’hanno di così importante i bambini? Hanno una fede che è più grande della paura!

Quando la paura, le emozioni ci incatenano con 100 “perché no”, ascoltiamo pazientemente, valutiamo se sono tutti motivi validi e giustificabili, poi proviamo anche a cercare l’unico “perché sì” come farebbe il bambino che è ancora in noi, l’asso nella manica che abbiamo sempre, ma pochissime volte ce ne ricordiamo, la mossa che può spiazzare il banco e vincere il jackpot, che ci porta un passo più vicino ai nostri obiettivi e a ciò che desideriamo.

Quando ho aperto questa pagina, dentro di me qualcosa premeva: “Ma cosa vuoi dire? Ma chi vuoi che ti ascolti? Ma chi ti credi di essere?”. La mia risposta all’epoca è stata: “Non so di preciso cosa voglio dire, sicuramente la mia esperienza, qualcosa di positivo per me e per gli altri, non so chi mi ascolterà, chi vorrà, Chi sono? Sono io, con le mie esperienze di vita, Non posso forse liberamente parlare di un percorso che sto vivendo in prima persona?

Diventeremo supereroi? Mah! 
Sarà poi tutto perfetto? Non lo so, in fondo importa così tanto?
Davanti abbiamo alla libertà di riconoscere, gestire e indirizzare i nostri pensieri e quindi le nostre azioni, e essere consapevoli di muoverci verso un sogno, un obiettivo, verso una maggiore conoscenza, amore e comprensione di noi stessi!





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